di Redazione

I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa al traffico di rifiuti, passando per estorsioni e appalti pilotati. Tra gli indagati figurano anche imprenditori, funzionari pubblici.

Sono 47 persone coinvolte in reati di estorsione, traffico illecito di rifiuti e turbativa d’asta. L’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso ha portato alla luce una serie di connivenze  tra la malavita pugliese e quella molisana. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa al traffico di rifiuti, passando per estorsioni e appalti pilotati. Tra gli indagati figurano anche imprenditori e funzionari pubblici. Il procuratore Nicola D’Angelo ricostruisce una rete di rapporti estorsivi legati al mancato pagamento di sostanze stupefacenti, al traffico illecito di materiali speciali e pericolosi – tra cui l’amianto – da parte di aziende dislocate lungo la costa molisana, che sono riuscite a ottenere profitti sebbene sprovviste di autorizzazioni, attestando falsamente quanto stabilito dalle normative ambientali vigenti. Secondo i documenti d’indagine, due società operative a Termoli sono coinvolte nel traffico illecito di rifiuti e 23 persone residenti in Molise, tra Termoli, Campomarino, Guglionesi, Campobasso, Portocannone, San Martino in Pensilis, Sant’Elia a Pianisi, Trivento e Larino coinvolte a vario titolo  nell’indagine. Tra loro non soltanto pregiudicati, ma anche funzionari pubblici, imprenditori, professionisti e soggetti legati a vario titolo alla politica regionale

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