di Massimiliano Scarabeo

L’introduzione del codice Ateco per escort e prostituzione accende il dibattito tra regolarizzazione fiscale e limiti della legge penale.

Con l’assegnazione del codice ATECO 96.99.92 dall’Istat, dal 1° aprile 2025, la prostituzione diventa ufficialmente un’attività lecita in Italia. Sebbene la prostituzione non sia mai stata considerata reato nel nostro Paese, questa nuova classificazione rappresenta un passo significativo verso la regolamentazione. Tuttavia, il governo Meloni sembra impreparato di fronte a tali cambiamenti, trascurando l’importanza di leggi specifiche per disciplinare i locali di prostituzione.  La legge Merlin ha rimosso l’intervento statale nella regolamentazione della prostituzione, ora è necessaria una revisione legislativa per garantire che gli spazi di lavoro siano legali e non soggetti a sfruttamento. Le recenti sentenze della Corte di Cassazione confermano che la prostituzione esercitata liberamente deve essere tassata come qualsiasi altra attività commerciale. In un contesto di crescita del mercato del sesso, che nel 2023 ha raggiunto un valore di 4,7 miliardi di euro, il governo avrebbe molto da guadagnare dalla regolamentazione di questo settore, tanto in termini di entrate fiscali quanto di protezione dei lavoratori. È imperativo che l’esecutivo prenda in seria considerazione la creazione di normative adeguate per tutelare la dignità umana e prevenire lo sfruttamento.

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