Il nuovo Piano Sociale Regionale, sotto la direzione della consigliera Stefania Passarelli, braccio destro di Aldo Patriciello, si è rivelato un’operazione di straordinaria sconcertante audacia. La sua strategia, che ricorda le trame di “House of Cards” ma calate nel contesto molisano, ha portato a una netta riscrittura degli Ambiti Sociali, con la cancellazione di quattro aree come se si trattasse di annotazioni su un documento di lavoro. Questo approccio, privo di confronto e ascolto, ha relegato i sindaci a semplici comparse in una narrazione dominata dall’arroganza del potere centrale.
Le accuse mosse a chi osa dissentire si rivelano strategie comode per perpetuare un regime di opacità: la gestione della stesura del Piano è avvenuta con la stessa trasparenza di un incontro tra amici. Le dichiarazioni del Partito Democratico segnalano una preoccupante regressione democratica; si denuncia infatti l’auto-scrittura dei criteri di selezione e la mancanza di dialogo con le amministrazioni locali.
Nonostante le legittime proteste dei sindaci di Riccia, Larino, Castellino, Campobasso e Venafro, che accusano decisioni calate dall’alto e l’assenza di risparmi concreti, la Passarelli non mostra segni di cedimento, rilanciando provocatoriamente l’idea di accompagnarli in Procura.
Questa situazione solleva interrogativi inquietanti: è il Piano Sociale una messinscena autoreferenziale? È urgente e necessario trovare un’intesa seria e condivisa, che metta i territori e i cittadini fragili al centro, restituendo dignità e voce a chi realmente conta.
I sindaci di centrodestra avranno mai il coraggio di dissentire e fare gli esclusivi interessi dei propri amministrati?
Redazione






























