di Redazione
Per tanti, soprattutto per gli amministratori di tutti i territori, che negli ultimi vent’anni hanno lavorato incessantemente a organizzare e far crescere gli strumenti per aiutare gli anziani, i disabili, gli ultimi, ieri è stata una giornata nerissima. Approvato il Piano sociale di Stefania Passarelli, la consigliera di Pozzilli che cancella con un voto di consiglio regionale l’organizzazione fin qui funzionante. Si, perché i Piani sociali, anche quello di Venafro, hanno funzionato. Lo sa bene chi ne ha usufruito, chi aveva bisogno e ha trovato assistenza e conforto. Ma da domani, non più. Lo diciamo qui, proprio da Venafro, sempre con meno servizi sul territorio, bisognerà andare a Isernia per confrontarsi col cuore pulsante. E il comitato dei sindaci sarà presieduto non da Alfredo Ricci, ma prevederà la riunione di tutti i sindaci di tutta la provincia di Isernia. Un mostro di assemblea deliberante che non potrà che bloccarsi. Ma veniamo al perché di questa riforma. Non si è capito per la parte razionale. Si è capito invece molto per la parte di acquisizione di potere cioè scegliere chi si vuole a partire dai coordinatori del sistema. Veniamo al merito, però. La consigliera di Pozzilli non è riuscita neanche ieri a spiegare perché in Regione le cose che non funzionano non si cambiano e le cose che funzionano, come i Piani sociali, si stravolgono. Quindi, perché si cambia? Se non si garantiscono maggiori e migliori servizi, maggiori risorse finanziarie, migliore organizzazione degli operatori, perché? Se si tolgono dai territori le scelte e le si accentrano, dai paesi, verso le tre città, Perché? Perché se la stragrande maggioranza dei sindaci sono contro? Zero risposte da lei (la Passarelli n.d.r.) e da Roberti, che anzi ha ammesso nelle sue dichiarazioni che il cuore della questione non è stato toccato: non si costituisce un soggetto giuridicamente autonomo che può gestire risorse e personale, ma semplicemente si appesantisce in modo elefantiaco sui tre comuni principali, due dei quali non vogliono neanche acquisire quelle funzioni. Si, perché il comune di Campobasso e quello di Isernia hanno espresso le loro forti preoccupazioni, in quanto dovranno coordinare qualcosa come centomila utenti, distanti e frammentati sul territorio. La chiamano razionalizzazione, ma come altre riforme (vedi l’acqua) fa rabbrividire. Sottende spesso a delle modifiche peggiorative, verticistiche e accentratrici. È un accorpamento non accompagnato e quindi capace di fare solo disorganizzazione. Eppure hanno votato. La maggioranza, con qualche assenza consapevole. E due astensioni di minoranza, politicamente incomprensibili, anche perché il piano è fatto davvero male per molti profili. Quindi sentire il consigliere Greco che sostiene che si fida della Passarelli onestamente lascia basiti. Non si conoscono i veri motivi, certo quelli esposti in aula sono deboli, molto deboli, sorretti da una novella fiducia nei confronti dell’asse di Patriciello. Forse c’è dietro una lotta tutta agnonese a Daniele Saia. Peccato che qui parliamo di riforme istituzionali e quindi Greco è come se si fosse pronunciato contro la sua città, non contro il sindaco protempore. Lo ricordiamo a tutti. Le persone passano, i presìdi cancellati lasciano ferite indelebili. Neanche la storia del distretto o dell’ospedale ha insegnato niente a Greco? Fossi io oggi un cittadino di Agnone sarei davvero offeso da questo voto a favore di un accentramento su Isernia, contro la propria città, solo per svantaggiare un avversario politico. Parimenti per Romano, contro la Forte. Si è già in procinto di preparare un terzo polo suicida? Romano non è nuovo a questi errori e sappiamo già in passato come è finita. Quindi da un lato il centrosinistra ‘classico’ ha votato ‘no’, dall’altro il centrodestra ha votato sì, in un silenzio assordante. Nessuno si è alzato a difendere la riforma. Di Lucente e Micone assenti. Cefaratti precedente assessore al sociale, silente. Si perché come ha ricordato qualcuno in aula, lui aveva provato la strada maestra che era quella di partire dalla vera questione della riorganizzazione: costruire una soggettività autonoma dai comuni. Un consorzio o meglio un’azienda speciale, con autonomia finanziaria e possibilità di assumere. Solo così si superano i colli di bottiglia dell’attuale sistema che vedono tutte le attività amministrative afferire al comune capofila, poiché lo strumento usato per aggregare i comuni è uno strumento light (quello di una convenzione votata dai consigli comunali), e questo strumento non garantisce al comune capofila di poter gestire a parte soldi e personale senza modificare i limiti di legge e quindi sostanzialmente bloccando. Ma cosa si è cancellato più di tutto? Una cosa che fanno bene i sindaci e gli amministratori dei piccoli comuni, trovare le soluzioni ai problemi pratici. Un’ora di assistenza domiciliare da riprogrammare con l’assistente sociale; una fermata del pulmino per un bambino con problemi da rivedere con la ditta affidataria del trasporto; un colloquio col tribunale per la violenza che esiste silente e drammatica in molte famiglie; una chiacchierata col parroco per il pacco della Caritas a quella famiglia dove il marito ha perso il lavoro. Questo fanno i nostri sindaci. Questa la grande sconfitta di ieri, con la demolizione di un sistema funzionale ed umano. Descritta da chi non conosce come clientelismo, invece è preoccupazione e attivismo, amore per le comunità che si rappresentano. In aula ieri, infatti, più che divisioni di parte, quello che si è capito e che esistevano due mondi: uno di chi conosce come si è gestito davvero il sociale in questi nostri paesi e città (che sono sempre grandi paesi) e chi no. Aver cancellato tutto con un voto che tutela il campo della consigliera, della sola Passarelli e dei suoi interessi di parte, è la cifra di questa amministrazione. Si è dato semplicemente a lei lo strumento operativo per “comandare” il sistema, attraverso i coordinatori d’ambito, scelti dalla regione con inserimento in una graduatoria che fa la regione stessa e alla quale possono accedere solo coloro che hanno maturato 5 anni di esperienza come coordinatore (cioè, chi oggi fa questo). Lei, attraverso i coordinatori, deciderà per i 3 ambiti. Anche le 3 cooperative, che sono già note. Purtroppo, questo è il fantastico mondo di Amelie della regione Molise creato da Roberti e co. Ogni consigliere regna nel suo pezzetto e guai a disturbarlo per ricondurlo in un alveo di utilità complessiva. Si, perché la Passarelli ha organizzato questa riforma per mantenere nelle sue mani, per tramite di persone e coordinatori tecnici, le decisioni dei tre ambiti sociali. Cancellati i presìdi di Agnone, Venafro, Larino e Riccia. Sono tutti, si badi, anche ‘nemici politici’. Quelli di sinistra, ma anche l’unico di destra, Alfredo Ricci. Lui e tutti i comuni dell’ambito di Venafro infatti hanno votato contro la riforma. Indovinate chi si è espresso a favore? Uno solo. Pozzilli. In una ormai storica riunione dove la delegata regionale al sociale ha rappresentato non se stessa, ma il comune. Una e trina. O una e quattrina? Infine Massimo Romano, l’avvocato di Bojano si è a lungo fermato nell’argomentare la correttezza della procedura, in un intervento chiaramente teso ad offrire un’altra mano alla collega. Quindi un voto di astensione che è molto di più del voto positivo dei colleghi consiglieri di centrodestra, muti, anche ci ha lavorato sul sociale: Cefaratti, D’Egidio, Di Pardo….consapevoli del disastro che si stava perpetrando. Pilatescamente assenti Micone e Di Lucente. Un inedito e strano assetto che taglia orizzontalmente il consiglio. Per lo stesso motivo, competenze maturate negli anni, gli interventi più pertinenti sono stati svolti dai tre consiglieri del Pd, tutti e tre già impegnati nelle loro esperienze pregresse sul sociale. Peccato però che come spesso succede e come aveva anticipato la consigliera Passarelli in occasioni di riunioni di maggioranza, Facciolla non ha votato contro. Si è assentato con tanto di prova documentale: cioè essere avvocato impegnato in un processo. Libero di fare l’avvocato, ma forse dovrebbe lasciare la sua carica di consigliere regionale, visto che manca sempre al momento opportuno. Certo è che sui voti si misurano le persone e ieri in scena in consiglio ce n’è stato per tutti i gusti. In sintesi, si distinguono per i No convinti e motivati unicamente: Gravina, Primiani, Fanelli e Salvatore. Una cosa appare chiara all’orizzonte: a pagarne le conseguenze saranno gli anziani, i disabili, gli ultimi, coloro, insomma che più hanno bisogno di un Piano Sociale che funzioni. Il resto so’ chiacchiere!






























