di Redazione

Una manifestazione, silenziosa, illuminata dalle fiaccole ha attraversato le strade del centro di Isernia per difendere la sanità pubblica e il diritto alla cura. La fiaccolata del 18 gennaio non è stata una manifestazione di protesta urlata, ma un momento di forte partecipazione civile, pensato per sostenere le istituzioni locali e dare voce a un’intera regione che chiede attenzione sul tema della sanità.  Migliaia di cittadini, famiglie, giovani, anziani e operatori sanitari hanno preso parte al corteo, per ribadire la centralità dell’ospedale “Veneziale” e dei servizi sanitari nelle aree interne del Molise, sempre più penalizzate da carenze strutturali e organizzative. Tra le voci dei cittadini quella importante del Vescovo, Mos. Camillo Cibotti: non una contestazione, ma una voce comune ha voluto sottolineare. Non si è trattato di una aggregazione contestatrice, ma di un gesto di sostegno alle amministrazioni locali e alla stessa Regione, con l’obiettivo di far arrivare in modo chiaro la voce di tutto il Molise al Governo centrale. Un messaggio che ha contribuito a dare alla fiaccolata un valore istituzionale e comunitario, andando oltre le appartenenze politiche e ponendo al centro il bene comune. Monsignor Cibotti ha richiamato con forza il principio che deve guidare ogni scelta in ambito sanitario: il valore di ogni persona e della sua salute. Un valore che trova piena sintonia con lo spirito della fiaccolata, nata proprio per affermare che il diritto alla cura non può dipendere dal luogo in cui si vive e che ogni cittadino deve sentirsi tutelato, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. Un passaggio particolarmente significativo dell’intervento del Vescovo ha riguardato le zone interne, dove la popolazione è in larga parte anziana e più esposta alle conseguenze della carenza di servizi sanitari, perché l’assenza di assistenza medica in questi territori pesa in modo ancora più grave su chi ha maggiori difficoltà di spostamento e bisogno di cure costanti.

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