di Redazione
Una bambina di otto anni che aspetta di iniziare le terapie prescritte, una madre costretta a chiedere aiuto davanti alle telecamere e un sistema sanitario che, a distanza di settimane, non ha ancora dato una risposta. È la vicenda denunciata dall’Associazione Asperger Abruzzo, che oggi lancia un ultimatum alla Regione Molise dopo il caso sollevato da Nicolina, una madre di Isernia che lo scorso 13 febbraio ha deciso di raccontare pubblicamente la sua disperazione. Quel giorno, davanti alle televisioni e sui giornali locali, la donna ha spiegato di non chiedere favori né privilegi. Chiede semplicemente che sua figlia possa accedere alle terapie convenzionate prescritte dallo specialista. Un diritto che, però, finora è rimasto sulla carta. La bambina ha bisogno di iniziare un percorso terapeutico il prima possibile, ma la risposta ricevuta dalla sanità molisana è stata una porta chiusa. Le liste di attesa per la logopedia risultano chiuse o già sature. L’unica alternativa prospettata alla famiglia sarebbe quella di pagare privatamente le sedute oppure spostarsi a Campobasso o Termoli. Una soluzione difficile da sostenere per una famiglia con tre figli piccoli, che dovrebbe affrontare lunghi spostamenti, costi e un’organizzazione complessa. Davanti alle telecamere Nicolina non nascondeva le lacrime. Non di rabbia, ma di impotenza. Perché quando un genitore sa che suo figlio ha bisogno di cure e le istituzioni non rispondono, la sensazione è quella di essere completamente soli. Oggi, 11 marzo, sono passate quattro settimane da quell’appello pubblico. In questo periodo, racconta l’associazione, nonostante promesse e rassicurazioni, la bambina non è ancora stata presa in carico dal sistema sanitario. Nel frattempo, secondo quanto riferito, alcune persone si sarebbero avvicinate alla famiglia promettendo soluzioni che però non si sono mai concretizzate. Per questo motivo l’Associazione Asperger Abruzzo, che opera anche in Molise, ha deciso di affiancare Nicolina in questa battaglia. “Stiamo parlando di una bambina di otto anni che ha bisogno di terapie e che sta aspettando mentre il tempo utile per intervenire passa”, spiegano dall’associazione. Da qui l’ultimatum alla Regione Molise: se entro dieci giorni non verrà garantita la presa in carico terapeutica a Isernia, l’associazione annuncia l’organizzazione di una manifestazione davanti alla sede della sanità regionale. “Nel 2026 non è tollerabile che una madre debba mettersi a piangere davanti alle telecamere per chiedere una terapia per sua figlia”, afferma Marie Helene Benedetti, presidente dell’Associazione Asperger Abruzzo. Secondo l’associazione, il caso di Nicolina non sarebbe isolato. Molte famiglie molisane si troverebbero infatti a fare i conti con liste d’attesa troppo lunghe, servizi saturi e risposte che non arrivano. La domanda, ora, resta una sola: quanto deve aspettare ancora una bambina di otto anni per iniziare le sue terapie? Perché mentre la burocrazia prende tempo, il tempo dei bambini continua a scorrere. E non torna indietro.






























