Come si è giunti all’individuazione di queste date ? L’Ufficio studi della CGIA ha preso in esame il dato di previsione del Pil nazionale e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dopodichè, ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che i contribuenti versano allo Stato e lo ha diviso per il Pil giornaliero, ottenendo il cosiddetto “tax freedom day” che per il 2012 è “scoccato” lo scorso 14 giugno.
Rispetto al 2011, fa notare la CGIA, i giorni lavorativi richiesti quest’anno per assolvere gli obblighi fiscali e contributivi sono aumentati di 10 giorni: 3 di questi sono addebitabili all’introduzione dell’Imu.
“Lavorare 165 giorni all’anno per lo Stato – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – ci dà l’idea di quanto sia eccessivo il nostro fisco. Ormai sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale reale che arriva a superare il 54%, un carico che non ha eguali in quasi tutta Europa. Ormai solo alcuni Paesi scandinavi presentano un livello di tassazione superiore al nostro”.
C’è un modo per far scivolare all’indietro il giorno di liberazione fiscale ?
“Credo di sì – conclude Bortolussi – Contraendo in maniera strutturale la spesa pubblica improduttiva possiamo ridurre anche le tasse. Per far questo è necessario riprendere in mano il federalismo fiscale che, a mio avviso, è l’unica strada percorribile per raggiungere questo obbiettivo. Infatti, le esperienze europee ci dicono che gli stati federali hanno un livello di tassazione ed una spesa pubblica minore, una macchina statale più snella ed efficiente ed un livello dei servizi offerti di alta qualità”.






























