Ed ebola avanza e travalica le frontiere africane giunge in Europa.

 

 

ebola 1Il 17 settembre, non credendo alle rassicurazioni italiane su ebola, ma tenendo in forte considerazione l’allarme diffusione incontrollata del virus lanciato da Barack Hobama e gli enormi investimenti stanziati per arginare la pandemia in Africa, decisi di scrivere e di considerare la questione ebola con dovuto scetticismo, rispetto ai segnali distensivi che giungevano dall’organizzazione sanitaria nazionale, più impegnata a imbarcare migranti che a dissipare dubbi su un virus letale. Venni aggredito da un tizio più volte nel giro di qualche giorno che su facebook, con l’arroganza che contraddistingue chi si cela dietro false generalità, con il coraggio dei vili, mi attaccava: ne sai più tu che gli esperti dell’organizzazione sanitaria italiana, sei un terrorista!

Non risposi, in quel contesto non potevo rispondere ad un’entità sconosciuta, ma speravo vivamente di aver torto sull’argomento ebola.

Da qualche giorno invece, non contento di aver avuto ragione a dubitare delle rassicurazioni sulla incontrollata diffusione della febbre emorragica, si levano task force in tutta europa per cercare di fronteggiare una delle emergenze sanitarie più drammatiche della storia moderna. L’allarme è talmente elevato che i mass media nazionali dedicano quotidianamente approfondimenti ai casi rilevati in Europa e al pericolo estensione.

Da Roma giungono segnali ottimistici, più controlli alle frontiere e, soprattutto, negli scali aeroportuali e nei voli in partenza dai Paesi dell’Africa occidentale colpiti dall’epidemia di Ebola. È questo il ”passaggio cruciale” per bloccare la diffusione del virus ed impedire che possa ”uscire” dall’area epidemica.

Sul fatto che sia questa la strategia su cui puntare – mentre cresce la paura in Europa dopo che è salito a sei il numero delle persone sotto osservazione in Spagna per aver avuto contatti con l’infermiera ammalatasi – non ha dubbi il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha chiarito la portata dell’emergenza durante un’informativa in Aula al Senato.

«Dal dicembre 2013, quando l’epidemia è iniziata, – ha sottolineato il ministro – alla data di ieri 8 ottobre, sono riportati dall’Oms 8.011 casi probabili, confermato e sospetti, e 3.877 decessi, con un tasso di letalità del 46% nei paesi dell’Africa occidentale».

Una vicenda la cui evoluzione deve necessariamente portare a maggiori controlli alle frontiere, in particolar modo negli aeroporti. Peraltro le autorità europee pensano a qualche «forma di test’ da effettuarsi negli aeroporti, ma al momento la Gran Bretagna ha deciso di non ordinare alcun controllo sui passeggeri».

“Vogliamo adottare misure per rafforzare le procedure per individuare eventuali soggetti a rischio di Ebola già prima dell’imbarco aereo dall’Africa”, ovvero in loco, ha detto il Ministro della Salute Lorenzin. Ed anche il controllo sugli operatori sanitari va rafforzato sempre in loco: ciò significa, ha chiarito, che vanno “pensate zone di compensazione in Africa, per i sanitari impiegati, prima del rientro in Europa.

Il rischio di contagio è più elevato proprio per il personale sanitario che opera in queste aree. Le ong già applicano misure finalizzate a non far ripartire gli operatori prima che siano trascorsi i 21 giorni, “ovvero il tempo per la fase di incubazione del virus, ma »andrebbero pensate apposite ’zone di compensazione”. L’Italia ad ogni modo, ha aggiunto, <<è tra i pochi a poter garantire l’evacuazione degli operatori>>. Tutto ciò, appunto, per bloccare il virus ’a monte. Ma se casi sospetti dovessero presentarsi, le misure messe in campo in Italia, assicura Lorenzin, sono efficaci, a partire dal ruolo “fondamentale” degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf): “Abbiamo 12 Usmaf e 25 uffici territoriali; sono nei porti e negli aeroporti e sono il ”filtro“ contro le malattie. Vi lavorano 448 persone, di cui 79 medici; nell’aeroporto di Fiumicino ci sono 6 medici Usmaf e 7 sono a Malpensa”.

Va comunque ricordato che l’Italia “ha voli diretti solo con la Nigeria, con cadenza trimestrale, e gli Usmaf sono pronti ad intervenire”.

Gli altri paesi africani colpiti sono collegati all’Italia solo con voli indiretti. Da qui anche la necessità, già evidenziata dal ministro, di arrivare ad una sorta di ”tracciabilità” dei passeggeri. Altro aspetto è quello dell’informazione dei viaggiatori: per il semestre di presidenza Ue, ha annunciato, “ho assunto l’iniziativa di una campagna informativa con modalità analoghe in tutti i paesi”. Lorenzin ha poi ribadito che il rischio che persone malate arrivino tra i migranti che giungono in Italia è ”molto basso”. Questo cosa vuol dire che comunque c’è?

A questo punto possiamo ancora fidarci? Speriamo di si.

Pietro Tonti

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