Caso Villa degli Orrori. La difesa mediatica non esiste in nome dello “share” e dell’audience. L’etica giornalistica va a farsi friggere.
Mi accingo a descrivere una vicissitudine occorsa al sottoscritto qualche giorno fa che non fa onore alla nostra categoria, quella dei giornalisti. Vengo ai fatti.
Avevo preparato un filmato da spedire ad alcune emittenti di carattere nazionale sulla questione “Villa degli Orrori” – Villa Flora di Montaquila – , dato che fino ad ora, si sono solo enfatizzate le immagini diffuse dalla procura di Isernia, ponendo il caso di gestione della struttura Rsa che ospita malati di mente, come un lager, pensavo di fare cosa gradita, quella di distribuire immagini più definite e commentate dall’avvocato difensore di Franco Rossi – l’ex amministratore di Villa Flora – a livello nazionale. Non solo su internet come abbiamo fatto con la nostra web TV, ma anche sui media che fino ad oggi non hanno dato chance di difesa agli amministratori della residenza per anziani molisana. Senza l’intento, in alcun modo, di prendere le difese della struttura, ma semplicemente entrare dove nessuno è entrato con le telecamere o “non è voluto entrare”: proprio nel reparto inquisito.
Come avrete avuto modo di vedere, negli ultimi giorni su canali Rai, si continua a parlare del caso “ Villa degli Orrori“, si scovano persone che affermano l’inverosimile davanti alle telecamere, per tener viva l’attenzione sui presunti mostri molisani.
Finanche, qualcuno affermava che una persona è morta di fame e di stenti in Villa Flora, cose che fanno rabbrividire solo a pensarci e rientra in una fiction televisiva assurda e poco credibile. Cosa non si farebbe per porsi davanti ad uno schermo per 5 minuti di notorietà. E cosa non si fa in nome dell’audience a qualunque costo. Si è capaci di passare sulla pelle di tutti, famiglie e persone distinte, poveri diavoli e persino sulla propria madre pur di mantenere gli indici di ascolto ad un certo livello.
Torniamo a noi. Ho provato a contattare come accennavo emittenti e agenzie, ma da più parti mi è stato detto: se ne parli bene lascia stare! Se hai qualche episodio che conferma le accuse allora va bene puoi spedirci tutto.
Queste affermazioni, non vanno nella direzione dell’etica, della giustizia purtroppo. Viviamo in una società bacata, dove lo “share”- la condivisione – avviene se i fatti sono efferati, se vi sono mostri da sbattere in prima pagina, se vi è l’omicida che sevizia: il serial killer. Questo atteggiamento fa riflettere e ne scaturisce una tristissima domanda a cui facile è darsi una risposta: esiste l’informazione che persevera per la verità, o la verità è costruita in base a quello che i telespettatori vogliono vedere?
Per fortuna che la Legge e la Giustizia siano un’altra cosa e che fino al terzo grado di giudizio si è innocenti, ma tutto ciò, lascia tanto amaro in bocca.
Il Direttore































