Vi è un allarme sociale ad Isernia, non ha bisogno di eclatante promozione mediatica, ma di soluzioni si chiama: miseria.
La chiusura delle principali aziende industriali, ha creato una voragine spaventosa nella sussistenza economica delle famiglie. I più fortunati ex lavoratori, ancora godono della cassa integrazione in deroga e della mobilità, mentre le piccole aziende che gravitavano per i servizi nei diversi comparti industriali, sono state costrette a chiudere o a licenziare il personale. In questo caso, i senza lavoro, rientrano nelle fasce più deboli della popolazione, senza diritti acquisiti e tutele per la manodopera saltuaria o a tempo determinato prestata, sono queste le maestranze rimaste senza un sostentamento economico.
In questo momento, si registrano nella città pentra oltre 400 famiglie a rischio sfratto. In tantissimi casi gli sfratti sono già esecutivi.
Ci sono decine di esse che attendono una roulotte per viverci e in tanti altri casi il miracolo di iniziative tendenti ad azzerare i debiti pregressi con i possessori degli appartamenti per cercare di riiniziare a condurre una vita dignitosa. I capi famiglia – come negli anni 50/60 – tentano di emigrare all’estero per lavorare, prima vanno da soli, pur di sostenere il nucleo familiare, poi tentano il ricongiungimento nei paesi ospitanti. Inverosimile, ma sta accadendo.
Ci sono casi limite di giovani donne con prole, senza casa e senza parenti che necessitano di mangiare quotidianamente e avere un tetto sulla testa.
Le case non ci sono per tutti, come la Caritas Diocesana è in tilt per le continue richieste di alimenti.
Il comune di Isernia, per come può cerca di seguire, risolvere i casi più critici, in base alle centinaia di richieste che giungono dalla popolazione quotidianamente.
Il nodo da sciogliere è complicato per dare una mano al sempre più crescente numero di famiglie povere.
Vi sono iniziative importanti di contenimento e gestione finanziaria per offrire un sollievo. La Chiesa si è impegnata molto in questa direzione, con la Cei e la Caritas hanno approntato il prestito di “necessità” un finanziamento passato dai 6.000 ai 10.000 euro per le famiglie che ne fanno richiesta, e ne garantiscono la restituzione con minima garanzia, a partite da un anno dall’erogazione con una piccola rata mensile di soli 100,00 euro, ma anche questa lodevole iniziativa appare solo un palliativo al male endemico che attanaglia la città di Isernia.
La soluzione si chiama lavoro, l’unica sostenibile a cui nessuno è in grado in tempi brevi di porre rimedi e di dare risposte.































