Le minoranze del Pd chiedono che l’approvazione del jobs act al Senato non sia un passagio formale. “Pur permanendo diverse criticità, è innegabile che sia al Senato e sia alla Camera, nel lavoro di Commissione, siano stati compiuti passi in avanti rispetto al testo originario presentato del Governo sulla delega lavoro. Riteniamo perciò che la terza lettura non possa rappresentare una mera formalità burocratica, ma, al contrario, il dibattito in aula possa e debba consentire – pur nel rispetto di tempi rapidi di approvazione – di meglio definire gli indirizzi contenuti nella legge delega in vista della successiva stesura dei decreti delegati”.
E’ quanto si legge in un documento firmato dai senatori della minoranza del Pd Erica D’Adda, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Cecilia Guerra, Patrizia Manassero, Carlo Pegorer e Walter Tocci. “Ci attendiamo, perciò dal Governo – si legge nel documento -, che si assuma impegni precisi su aspetti delicati quali, per esempio, il reintegro del lavoratore licenziato con motivazioni economiche che si rivelassero palesemente infondate”,
“Allo stesso modo, chiediamo chiarezza sulle risorse disponibili e spendibili dal 2015 per i nuovi ammortizzatori sociali e per il nuovo sistema di politiche attive del lavoro, ponendo fine al balletto di cifre e definendo anche un cronoprogramma per gli interventi della riforma, che altrimenti rischia ancora una volta di limitarsi ai soli aspetti contrattuali”.
“Resta, infine, la nostra netta contrarietà all’introduzione nel nostro ordinamento non già di un “contratto a tutele crescenti” per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma di quello che nei fatti rappresenta una nuova tipologia contrattuale a “tutele ridotte” per tutta la vita lavorativa del nuovo assunto”. I senatori della minoranza Pd concludono: “Dunque, se il Governo vorra’ c’e’ ancora tempo, affinché il Jobs Act non sia unicamente ricordato come la nuova frontiera dello scontro con il sindacato e non finisca per diventare una straordinaria occasione perduta per ammodernare per davvero il nostro sistema delle imprese e contribuire sia alla ripresa economica sia a ricucire gli strappi nella coesione sociale prodotti da questa interminabile crisi”.































