Dopo il lieve calo registrato a settembre, il tasso di disoccupazione in Italia a ottobre è tornato a salire, di 0,3 punti percentuali al 13,2%. Lo riferisce l’Ocse, rilevando che nell’insieme dell’area euro il dato resta stabile. In crescita anche il tasso di disoccupazione tra i giovani under 25, che a ottobre è passato dal 42,7% al 43,3%, terzo più elevato dell’area Ocse dopo Spagna (53,8%) e Grecia (49,3% in agosto, ultimo mese per cui ci sono dati). E la disoccupazione non è stato l’unico corollario della recessione per il nostro Paese: la crisi – segnala l’Ocse – ha ampliato il fossato tra la fetta più ricca e quella più povera della società, in tutte le economie avanzate, e questo ha conseguenze negative, ”quantificabili e significative”, sulla crescita.

crisi big

E’ quanto sostiene un rapporto Ocse, che invita i governi a impegnarsi in politiche di redistribuzione della ricchezza, soprattutto per evitare la marginalizzazione delle fasce più deboli. In Italia, in particolare, il reddito disponibile per il 10% più povero della popolazione è un decimo di quello del 10% più ricco. A fine 2011, dicono i dati Ocse, la fascia meno abbiente guadagnava il 2,4% del reddito totale nazionale, contro il 24,4% dei più abbienti. Anche ampliando la fascia considerata, il divario rimane evidente: il 20% più povero dispone di appena il 7,1% del reddito nazionale, contro il 39,9% del 20% più ricco. La crisi, inoltre, ha contribuito ad aumentare questa distanza. Tra il 2008 e il 2011, rileva ancora l’Ocse, le famiglie italiane hanno perso in media l’1,5% di reddito disponibile all’anno, ma questa contrazione non è stata equamente distribuita. Il decile più povero ha perso il 3,9% ogni anno, mentre quello più ricco appena lo 0,8%.

Articolo precedenteCrisi, CGIA: Ci è costata 59 miliardi di euro di ammortizzatori sociali
Articolo successivoVerso il Natale, Confesercenti-SWG: “Nel 2014 la crisi morde ancora, solo un italiano su due arriva alla fine del mese”