sati bigNulla di nuovo per i lavoratori dell’ azienda di trasporto pubblico Sati  che aspettano ancora il pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e tredicesima.

Dopo un Natale al verde, la speranza ormai svanita, era riposta nel giorno dell’Epifania. Ma passato anche il 6 di gennaio senza accredito i 150 dipendenti sono ormai sfiduciati e rimpiangono addirittura la vecchia gestione seppur molto lacunosa.

Non sono stati, certo , gli autisti e gli amministrativi a scegliere la nuova compagnia dopo la scissione con la società Larivera. In base alle divisioni del capitale umano, economico e materiale, ognuna delle aziende si è vista affidata una porzione dei tre fattori.

La Sati, colosso nel mondo dei trasporti sembrerebbe oggi una formica nel mercato della mobilità.  Troppe falle che amplificano una situazione probabilmente già deficitaria sotto alcuni aspetti organizzativi e gestionali.

I lavoratori ormai già carichi di situazioni pregresse molto simili con mensilità arretrate nel corso del proprio servizio alla Atm, oggi si arrendono. Troppe le energie cconsumate negli anni precedenti, troppi esempi finiti male e tanta amarezza nel notare una situazione identica alla precedente.

Eppure le grosse aziende non hanno più ossigeno, mamma Regione non sborsa più come un tempo, i finanziamenti pubblici scarseggiano e le  aziende non vogliono accollarsi il rischio d’impresa.

Intanto, l’ultimo appello dei lavoratori rivolto alla compagine societaria  è il seguente: che ci si metta nei panni di chi in famiglia ha solo una entrata economica con bollette, mutui e figli da crescere.

Carla Ferrante

 

 

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