«Siamo in uno stato di allerta e rimaniamo in uno stato di allerta altissimo, come lo abbiamo tenuto in queste settimane. Abbiamo rafforzato le misure di sicurezza degli obiettivi sensibili». E’ quanto ha assicurato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervenuto ieri sera al Tg5, dopo l’attentato a Parigi nella sede del giornale satirico Charlie Ebdo.

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Nel pomeriggio di ieri il ministro aveva convocato al Viminale il C.A.S.A., il comitato composto da esperti delle forze dell’Ordine e dell’intelligence, per prendere in esame la situazione alla luce dell’attacco nella capitale francese.

«In Europa il livello di cooperazione sia altissimo, ma questo non riesce a scongiurare questi eventi». «A Roma – ha proseguito – abbiamo l’onore e il privilegio di ospitare il Papa e – ha ricordato – più volte nei suoi proclami l’autoproclamato Califfo ha fatto riferimento a Roma. Siamo parte di un area del mondo che può essere bersaglio, non possiamo sottovalutare alcun elemento, neppure il più irrilevante» ha aggiunto.

Il ministro ha poi evidenziato come il pericolo maggiore sia costituito dai combattenti stranieri, i cosiddetti foreign fighters: «sono oltre tremila quelli partiti dall’Europa. In Italia, quelli censiti sono 53 che non sono italiani ma hanno avuto a che fare con l’Italia nella partenza o nel transito. Conosciamo la loro identità e sappiamo dove si trovano» ha detto.

Per i foreign fighters, ha proseguito, «abbiamo pronta una legge che prevede l’applicazione di norme chiamate misure di prevenzione personale usate per il controllo di polizia nei confronti dei sospettati di mafia e di agire al tempo stesso sulla rete e sul web spesso utilizzato come veicolo per reclutare e addestrare».

Alfano ha invitato a distinguere le questioni criminali da quelle religiose. «Bisogna distinguere chi usa una religione, tenendo tra l’altro prigioniero il proprio Dio, per agire con modalità da bestie come gli attentatori di Parigi, e milioni di persone che credono nella fede islamica, che non possono essere criminalizzate. Non possiamo confondere l’Islam con l’attentato di ieri, altrimenti commettiamo l’errore di radicalizzare la questione».

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