Vogliamo solo per una volta guardare al futuro di questa regione da un’angolazione diversa rispetto a quella consueta a cui siamo abituati?

Vogliamo cercare di valutare positivamente quella che è la costruzione di un nuovo rilancio economico a cui sta lavorando il presidente Paolo Frattura e l’esecutivo regionale?

paolo frattura big
Il Presidente della Regione Molise Paolo di Laura Frattura nell’espressione fotografica più ottimistica per il suo governo

di Pietro Tonti

Non vi è un momento nella nostra giornata che osservando un quotidiano on line o un giornale, vedendo i Tg regionali, non vi sia l’esaltazione delle negatività ad ogni livello, dalla politica, all’amministrazione, passando per le disgrazie della cronaca e soffermandoci sulla crisi, profonda, senza precedenti, in cui stiamo sprofondando di giorno in giorno  a cui non vi è nessun rimedio: siamo destinati a morire di stenti.

A chi conviene continuare a piangersi addosso?

La politica avversa al potere costituito è la principale causa di questa spirale fenomenica in cui oramai tutti siamo intrisi. Dai mass media nazionali che giungono in questa regione solo per rovesciarci addosso fango; al chiacchiericcio da bar la mattina, fino alla passeggiata serale con gli amici, un cumulo di negatività oramai indigeste.

I problemi certo che ci sono, gravi e meno gravi, risolvibili e irrisolvibili che attanagliano la società civile ai diversi livelli, ma bisogna considerare che non vi è una bacchetta magica per azzerarli. La crisi economica, ha un’evoluzione ad “U” quando si tocca il fondo prima di risalire vi è uno spazio – la base della lettera “U” di cui parlavamo –  che può essere lunga o meno lunga, e non è dato sapere oggi in quella base dove si è posizionati. Potremmo affermare, mutuando dalla scienza quantistica, che ci troviamo contemporaneamente in uno dato tempo, in numerosi spazi, tutti negativi, prima della risalita economica che dovrà esserci necessariamente.

Da questa base guardiamo al futuro con ottimismo, solo per un attimo, quanto basta per avere ancora fiducia in chi ci governa – in fin dei conti li abbiamo eletti noi – con la speranza che possano avere la forza e la capacità di promettere e mantenere; di poter garantire al popolo disperato e disilluso che ancora si può restare in questa terra, lavorare e crescere una famiglia.

Non vogliamo convincere nessuno, solo analizzare, l’impegno profuso dall’attuale esecutivo regionale, che non dimentichiamo ha ereditato una galassia con un buco nero al centro, quello della sanità che ha risucchiato le principali risorse dei cittadini molisani.

Non occorre in questa occasione fare l’elenco delle cose non fatte negli ultimi 20 anni, del denaro speso inutilmente, delle aziende fallite, della disoccupazione a livelli mai raggiunti. Ogni singolo cittadino è intriso di avversità che mina ogni santo giorno  la sua stessa permanenza in Molise. Non possiamo evitare di considerare che la crisi non è un fenomeno molisano, ma una congiuntura globale che riguarda oltre alla nostra nazione la stragrande maggioranza dei paesi occidentali.

In questo contesto, ci sono pochi fessi che in questo momento lavorano per la collettività senza orari e tregua, saltando pasti e sonno, tacciati per ladri e mascalzoni, spugne dello scarico delle frustrazioni di un’intera collettività; additati come responsabili di tutte le azioni che hanno condotto al collasso l’economia negli ultimi anni; responsabili della disoccupazione e della chiusura delle aziende produttive. Sono il presidente e gli assessori regionali, quelle persone scelte dalla stessa collettività a cui si è data la preferenza e che subito dopo le elezioni sono diventati, i parafulmini dei problemi di tutti.

Bisogna dire che in un solo anno di amministrazione dalle elezioni regionali, nemmeno Mandrake avrebbe potuto far molto, invece sono state gettate le basi per un futuro, sostenibile, nonostante le avversità che si sono accumulate e la dea bendata che non è stata molto generosa con l’amministrazione regionale e i contestatori di professione.

Sempre bloccando per pochi minuti i pensieri negativi, vogliamo credere che tra non molto riprenderanno le opere pubbliche, con centinaia di operai impegnati nel rimettere a posto la nostra martoriata viabilità. Vogliamo credere che tra i tanti imprenditori a cui fanno gola le principali aziende fallite e commissariate ci possano essere dei veri manager con intenzioni di reale sviluppo e crescita, con centinaia di posti di lavoro, da ripristinare e con esse le filiere tessili e avicole.

Vogliamo credere che la ricaduta occupazionale, stimoli nuovi imprenditori ad investire negli indotti naturali delle filiere per moltiplicare il numero delle persone occupate.

Vogliamo credere in un commercio e in un artigianato fiorente, grazie alla nuova capacità di spesa di famiglie, in cui in casa entrino due stipendi e la garanzia di un lavoro sicuro per tutti.

Vogliamo credere ancora, che la FIAT investa su Termoli per produrre motori di auto di grosse cilindrate, quali Maserati e Ferrari, affinchè ci siano sempre più posti di lavoro garantiti a vita, per la crisi che non tocca il segmento del lusso. Anche in questo caso, tutti i capannoni oramai vuoti del nucleo industriale della città adriatica, riconvertiti in indotto FIAT per la produzione di accessori, e giù altre centinaia di maestranze occupate.

Usciamo da questa descrizione che potrebbe apparire solo un sogno, e qualcuno a questo punto potrebbe scoppiare in una fragrante risata, ma è proprio quello che potrebbe accadere nel breve periodo e a cui l’amministrazione regionale sta lavorando alacremente per portare a casa i risultai appena esposti.

Se queste sono le premesse reali, per quale motivo non togliersi il lutto e guardare al domani con moderato ottimismo?

Crediamo che Paolo Frattura, all’indomani delle cose fatte e a crisi alle spalle, meriti un bel busto, non per il mal di schiena, dopo le bende agli occhi degli ultimi mesi; nemmeno per immortalarlo quale cariatide, solo per un riconoscimento, per aver vinto una battaglia contro tutti in un momento storico dove i politici al vertice sono i maggiori bersagli del popolo.

 

 

 

 

 

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