di Pietro Tonti

Silenzio assordante in quel di palazzo San Francesco dedicato al Santo che sapeva parlare agli animali. Tra storia e leggenda Francesco parrebbe si sia fermato nell’ex convento ora comune pentro, nel suo pellegrinare sulla Via “Francigena” prima di imbarcarsi in Puglia e raggiungere il feroce Saladino alle porte di Gerusalemme. Il grande mediatore di Cristo voleva convincere il sultano Melek-el-Kamel nella tregua d’armi tra la fine d’agosto e la fine di settembre del 1219 a convertirsi al cristianesimo e lasciare Maometto: peggio che scalare l’Everest in piena tormenta.

Brasiello big 1

Un’opera sicuramente molto meno temeraria, è quella che sta affrontando in queste ore il sindaco Brasiello nel ricompattare la maggioranza dopo la sfiducia dei suoi 10 consiglieri. I giorni passano e i problemi della città aumentano, non si congelano al freddo dell’inverno.

Mentre i cittadini attendono questo remake amministrativo, vige il silenzio stampa. Qualcuno ritiene grave errore politico – giudicando i 10 firmatari del documento – aver portato direttamente in Consiglio la protesta, senza gli opportuni accorgimenti e passaggi, riferiti alle mancate discussioni nelle sedi partitiche locali e regionali.

E’ venuta meno una certa prudenza, che doveva essere esercitata prima di uscire dall’aula consiliare. Nonostante le ragioni pratiche potessero rappresentare una larga schiera delle insoddisfazioni dei cittadini nell’amministrare, oggi gli ammutinati non avranno vita facile all’interno dell’amministrazione Brasiello che con aritmetica certezza continuerà la sua “mission”.

Molti saranno emarginati e la giunta rimarrà probabilmente invariata. Vi è l’appoggio della politica e di molti dei dissidenti che vogliono rientrare facendo finta che non è successo niente.

Tra i protestanti, tanti vogliono far passare l’esternazione e l’allontanamento dall’aula, come un battibecco tra padre e figlio e con il “volemoce bene” far rientrare tutto nella normalità.

Brasiello,  dal canto suo ha l’approvazione del PD, un po’ meno quella dei suoi amministratori – come hanno dimostrato -dei cittadini non ne parliamo, ma quelli che vorrebbero sfiduciarlo e porlo nelle condizioni di creare una vera crisi e mandarlo a casa sono pochi. I numeri non ci sono per porre l’amministrazione in minoranza e tra qualche ora il sindaco potrebbe risollevarsi dall’alto del suo scranno e affermare: ci siamo chiariti, andiamo avanti!

Andare avanti con gli stessi assessori e le stesse deleghe. In fondo cosa c’era da cambiare affermerà, i riferimenti di prima erano validi, nessuno ha contestato gli assessori e messo in discussione la loro permanenza in giunta.

I dimissionari avevano richiesto un maggiore coinvolgimento nelle decisioni importanti per la città, una maggiore concertazione, che coinvolgesse tutti i consiglieri di maggioranza. La contestazione è stata sollevata dirà – rivedendo il documento firmato dai 10 –  per scelte sbagliate da un punto di vista “metodologico”.

Quindi il primo cittadino, farà un mea culpa, vestito di tanta diplomazia e prometterà un maggiore coinvolgimento della sua maggioranza nelle importanti decisioni che da questo momento in poi l’amministrazione andrà ad assumere, che sarà come affermare: avete fatto tanto rumore per nulla!

Tutti si tireranno un pizzicotto e Brasiello inizierà a lustrarsi la punta della scarpa destra, per sferrare agli ideatori della protesta, un virtuale calcio nel sedere e porli nella condizione di non nuocere. Sarà un messia al contrario, l’antitesi del Francesco: a chi chiedeva non gli sarà più dato. A chi si è redento rientrando nei ranghi, concederà la possibilità di condividere in esclusivo anonimato le scelte amministrative.

I problemi sono tanti e il doppio ruolo di sindaco/presidente comincia ad essere difficile da reggere. Da questi primi scricchiolii nella maggioranza, Brasiello dovrà rendersi conto che la difficoltà maggiore è risolvere i reali problemi della gente, esasperata da un’inerzia che trapela sulle grandi criticità: l’economia allo stallo, la disoccupazione ai massimi livelli storici, l’emergenza abitativa e la povertà galoppante che investe il ceto medio basso. In sintesi: “panta rei” per il governo Brasiello, molto di meno per gli isernini.

 

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