Come previsto l’anticipo in busta varrà come imponibile e sarà soggetto a tassazione ordinaria

TFR big 1

Con l’approvazione della legge di Stabilità 2015 diviene operativa la norma che comporta l’anticipo del TFR in busta paga. Sarà possibile avere la quota suddivisa per ogni busta paga mensile, ma la tassazione non sarà quella agevolata bensì quella ordinaria. Vediamo tutto ciò che è necessario sapere.

LA NORMA

Recita la norma all’interno della legge di Stabilità: “In via sperimentale, in relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1º marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e i lavoratori del settore agricolo, che abbiano un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro, possono richiedere al datore di lavoro medesimo, entro i termini definiti con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce le modalità di attuazione della presente disposizione, di percepire la quota maturanda di cui all’articolo 2120 del codice civile, al netto del contributo di cui all’articolo 3, ultimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297, compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, tramite liquidazione diretta mensile della medesima quota maturanda come parte integrativa della retribuzione”.

 

CONDIZIONI

La manifestazione di volontà, qualora esercitata, è irrevocabile fino al 30 giugno 2018. All’atto della manifestazione della volontà il lavoratore deve aver maturato almeno sei mesi di rapporto di lavoro presso il datore di lavoro tenuto alla corresponsione della quota maturanda di cui all’articolo 2120 del codice civile.

 

TASSAZIONE ORDINARIA

Il TFR in busta paga sarà comunque soggetto a tassazione ordinaria, e non è imponibile ai fini previdenziali.

 

CHI PUO’ RICHIEDERLO

L’anticipo in busta paga è riservato:

– ai lavoratori del settore privato con anzianità di servizio di almeno 6 mesi presso lo stesso datore di lavoro.

– ai lavoratori che hanno già deciso di destinare il trattamento ai fondi di previdenza integrativa.

Il termine di scelta per l’anticipo verrà fissato da un apposito decreto cui è rimessa l’attuazione della nuova misura (da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità).

 

COME È DISTRIBUITO IL TFR

Un altro fattore da considerare è la riforma delle previdenza complementare, entrata in vigore dal 1° gennaio 2007, a cui ogni anno vengono destinati 6 miliardi del Tfr. Poi ci sono i 6 miliardi distribuiti annualmente al Fondo Tesoreria Inps e i restanti 10 miliardi che rimangono in azienda. Di conseguenza, se la proposta normativa riguarderà solo le aziende fino a 49 dipendenti, il Tfr sarebbe circa la metà di quello maturato complessivamente.

 

TFR CORRISPOSTO AL TERMINE DEL RAPPORTO

Il Tfr, sia che venga corrisposto al termine del rapporto sia che venga in parte anticipato durante il rapporto, gode di un’agevolazione fiscale e previdenziale. La prima riguarda un regime di tassazione agevolata che va dal 23 al 25% della somma percepita; la seconda è invece la totale esenzione, in quanto la somma del Tfr non alimenta il trattamento pensionistico dei lavoratori.

 

A QUANTO AMMONTEREBBE IL TFR DISPONIBILE?

Secondo i calcoli effettuati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro questa proposta del Governo metterebbe nelle buste paga dei lavoratori circa 40 euro al mese (in caso di Tfr erogato al 50%), circa 62 euro al mese (in caso di Tfr erogato al 75%) e circa 82 euro al mese (in caso di Tfr erogato al 100%). Se si decidesse di mantenere l’odierna agevolazione fiscale, l’ammontare mensile varierebbe di circa 5 euro in eccesso.

IL PROBLEMA DELLA PENSIONE

La scelta di destinare il Tfr dei lavoratori alla previdenza complementare, in seguito all’entrata in vigore della riforma della previdenza del 2006, dava la possibilità di integrare il metodo contributivo. Se adesso si scegliesse di anticipare la somma o parte di essa in busta paga si creerebbe un danno al sistema pensionistico direttamente proporzionale al numero degli anni per cui viene percepito l’anticipo.

 

IL PARERE DELLE IMPRESE

Secondo quanto è emerso da un’indagine effettuata dalla Fondazione Studi sulle microimprese, gli imprenditori vorrebbero liquidare il Tfr per favorire il clima aziendale e al tempo stesso evitare di dover versare somme superiori al loro volume d’affari al termine del rapporto di lavoro del dipendente. Ma è necessario sottolineare che questa proposta non porterà ad un aumento delle retribuzioni. Si tratta, infatti, solo di un sistema di autofinanziamento con cui i lavoratori si anticipano indennità future, mettendo però a rischio gli equilibri pensionistici e indirizzando i futuri pensionati ad una misera esistenza. Certo è che si darebbe liquidità da un lato, togliendone dall’altro.

 

IL RUOLO DELLE BANCHE

Il Tfr in busta paga è dunque realtà, anche per l’accordo raggiunto con le banche che funzioneranno in pratica da tesoreria per l’anticipo effettivo ma avranno la doppia garanza statale (Inps e un fondo con 100 mln di dotazione) in caso di mancata restituzione da parte delle imprese. Inoltre, gli istituti di credito che anticiperanno alle imprese le risorse per pagare il Tfr in busta paga avranno la stessa remunerazione che oggi viene garantita al Tfr in azienda (1,5% più lo 0,75% del tasso d’inflazione).

 

Fonte (Quifinanza)

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