L’On. Danilo Leva lo aveva anticipato due giorni fa raggiunto telefonicamente a Roma. Sulla questione sanità era stato chiaro: sul decreto Balduzzi non possiamo più agire è legge – affermava -ma sulla salvaguardia della salute dei cittadini molisani dobbiamo agire e stiamo preparando, un’interrogazione al Ministro della salute per capire in quale maniera vuole porre l’attenzione sulla nostra area, senza tema di smentita, fortemente disagiata da collegamenti viari difficili da percorrere in tempi brevi, tra tornanti e frane, soprattutto in inverno dove le zone montane rendono la viabilità più pericolosa e lenta per il ghiaccio e le abbondanti nevicate.
Si riferiva in primis all’ospedale di Agnone e al rischio di smantellamento. Puntuale giunge la notizia della presentazione dell’interrogazione, e quel “stiamo preparando “dell’altra sera, non era un plurale maiestatis, ma la collega deputata abruzzese On. Maria Amato. I due rappresentanti parlamentari, non si sono risparmiati dal porre in evidenza al Ministro le disastrose cause derivanti da una chiusura dell’ospedale Caracciolo di Agnone e i rischi per la popolazione residente, nell’area montana tra l’alto Molise e i comuni della provincia di Chieti, circa 35 paesi che insistono a più di un’ora di distanza dal più vicino ospedale.
L’intento dei due deputati è quello di far rientrare l’ospedale di Agnone nel decreto ministeriale in via di pubblicazione, che prevede la permanenza di presidi ospedalieri in zone particolarmente disagiate, che distano oltre 60 minuti dal più vicino presidio di pronto soccorso.
Il caso dell’area montana dell’alto Molise potrebbe rientrare a pieno diritto tra queste e si arresterebbe l’azione di conversione
del Caracciolo, salvaguardando la vita della popolazione sempre più anziana e di chi ha bisogno di un pronto soccorso.
Reporter One































