Le diatribe politiche si sono trasferite dalle assemblee ai social network. Sistema più rapido e infallibile per spiattellare in faccia all’avversario o al collega di partito le divergenze e le contrarietà.ditoriale big 1

Una volta, in tempi remoti della politica – solo 3/4 anni fa – se vi erano disappunti e lontananze di vedute, si indiceva un’assemblea e solo gli iscritti al partito potevano assistere e esprimere la propria opinione. In questo modo i vertici amministrativi si confrontavano, si maledicevano anche, per poi partorire documenti condivisi e unitari, specchio per i cittadini di buon governo e di principi proiettati verso il bene comune. Solo allora si usciva con un comunicato chiarificatore degli intenti e delle direzioni da perseguire per ottenere risultati soddisfacenti.

Quello che traspare in questo momento storico è una corsa alle chiacchiere da comari sui social network, da qualunque angolazione la si guardi.

Lo spettacolo non è dei più edificanti, pur magari nelle buone intenzioni, nei plausi e nelle critiche, soprattutto se ad esprimersi sono i vertici parlamentari e regionali, in una comunicazione al calor bianco su facebook, come sta avvenendo per la sanità pubblica tra i parlamentari molisani Ruta, Leva e Venittelli, di opinioni contrarie al Presidente Frattura.

Ed è un botta e risposta anomalo su facebook nella storia della politica regionale. Dove comunicati estemporanei tendono a screditare laboriosità e pensiero di tutti.

Un massacro mediatico che viaggia su ogni cellulare, su ogni I – Pad e sulle postazioni fisse dei collegamenti ai Pc, casalinghi e negli uffici.

Uno stillicidio autolesionistico per gli amministratori,  forse inconsapevoli del danno che arrecano alla loro credibilità e alla loro immagine.

Forse si ha l’errata percezione che l’uno screditando l’altro riuscirà a carpire le attenzioni di un elettorato futuro? Errore madornale qualora fossero queste le intenzioni.

I cittadini sono sconcertati da punti di vista diametralmente opposti spiattellati ai 4 venti, senza filtro alcuno da chi dovrebbe prendersi per mano, o a braccetto ed avere visioni strategiche univoche di governo, in questo momento per la sanità, ma anche per le eterogenee criticità che l’attuale governo regionale è chiamato ad affrontare.

Invece è sotto gli occhi di tutti la guerra civile ai vertici del PD molisano che non si placa, e giorno dopo giorno a colpi di post “facebookchiani” si perpetra la rovina di un partito di governo, senza la cosa più semplice del mondo che stranamente si evita, quella di sedersi intorno ad un tavolo e discutere, per trovare soluzioni.

Nessuno parla di assemblea, di riunione come un tempo era normale. Alla domanda rivolta all’On. Leva qualche tempo fa sulle divergenze all’interno del partito, rispondeva che era normale in un movimento democratico avere opinioni diversificate, sinonimo di dialogo e di crescita.

Diremmo che la stessa percezione non hanno gli elettori, i disoccupati, i tanti che aspettano soluzioni da chi è stato eletto per risolvere i problemi, insomma la litigiosità non è mai un fatto positivo, se poi intrisa nella realtà attuale è sicuramente deleterio non confrontarsi in “camera caritatis” ed avere un disegno comune, per il miglioramento generale delle condizioni di questa regione e dei suoi abitanti.

In sintesi, a chiare lettere, osservando le contrarietà dei successivi post dei cittadini alle affermazioni sul social dei vari proclami e accuse. Conviene ritornare alle vecchie buone abitudini assembleari. L’aria fritta lasciatela alle comari.

Pietro Tonti

 

 

 

 

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