Anche il Comitato Pro-Cardarelli, tramite il suo Presidente, dott. Italo Testa, aderisce alla nostra iniziativa. Sono state chieste alcune piccole modifiche al documento da presentare in conferenza stampa il 27 aprile. Poichè sono osservazioni più che condivisibili il Comitato Bene Comune Veneziale non ha alcuna difficoltà ad accettare il nuovo documento allegato e farlo suo. Siamo estremamente contententi di questa importante adesione.
Partiamo da una constatazione:
Il tavolo tecnico ha nuovamente bocciato il piano di rientro dal debito sanitario.
La disastrosa situazione in cui versa il nostro SSR viene da lontano ed è da attribuire in gran parte alle passate gestioni che hanno continuato con la solita politica clientelare, senza procedere ad una razionalizzazione del sistema. Ciò ha portato il debito attuale a quasi 500 milioni, e alle accise ed aliquote fiscali più alte d’Italia. Nonostante lo sperpero di pubblico denaro, si hanno tempi biblici di attesa per gli esami specialistici, i Pronto Soccorso sono costantemente congestionati ed enorme è la difficoltà di ricovero per i pazienti. Inoltre manca quasi del tutto la medicina territoriale, mentre sono aumentate a dismisura le convenzioni con strutture private, nonostante la pletora di strutture pubbliche. Il Presidente Paolo Di Laura Frattura avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Infatti, se avesse adottato, in qualità di Commissario ad acta, il piano del Dott. Carmine Ruta — che, tra l’altro, aveva ricevuto il parere favorevole del Tavolo Tecnico, con la sola richiesta di indicare un cronoprogramma — , si sarebbe potuto iniziare a razionalizzare e risanare il sistema. Detto piano, pur non essendo completamente privo di influenze e compromessi, andava, tuttavia nella giusta direzione. Esso prevedeva, infatti, un riequilibrio del rapporto pubblico-privato, che costituisce il fulcro del problema sanitario regionale.
La classe politica al governo in Molise, invece, non ha gradito le scelte presenti nel piano Ruta, l’unico su cui il Tavolo tecnico abbia espresso parere favorevole. Pertanto il piano di riorganizzazione sanitaria del Dott. Carmine Ruta è sparito insieme al suo autore. Anche il Tavolo tecnico e il Governo centrale non sono esenti da responsabilità per l’attuale disastro. Infatti, il Tavolo tecnico, che avrebbe dovuto controllare e prevenire, ha inviato, invece, diversi subcommissari, che hanno ulteriormente aggravato la situazione regionale con il loro operato. Il Governo centrale, a sua volta, non ha mai rimosso il commissario ad acta, così come più volte richiesto dal Tavolo tecnico. Quindi non solo la politica locale, bensì anche il sistema di controllo ministeriale e la politica centrale hanno grosse responsabilità per l’attuale criticità del sistema sanitario regionale. In questa situazione si è inserito il Decreto Balduzzi, che, con il suo arbitrario regolamento, corre il rischio di destrutturare completamente la rete degli Ospedali molisani. Infatti, poiché un DEA di II livello, con tutti i suoi servizi, non può essere attivato per una popolazione inferiore a 600.000 abitanti, questo verrebbe perso dal Molise e gli altri due Ospedali diverrebbero strutture zonali.
Cosa si può fare per ovviare a questa situazione?
L’On. Danilo Leva vuole chiedere di proporre una deroga per permettere di avere un DEA di II livello con tutti i servizi collegati. Speriamo che questo possa accadere ma ne dubitiamo, considerato il ritardo della richiesta e l’eccessivo scollamento dai parametri stabiliti.
Il Senatore Roberto Ruta propone la trasformazione degli Ospedali in Azienda Ospedaliera Universitaria, ritenendo che in questo modo si possa aggirare l’ostacolo per un DEA di II livello. Tuttavia, l’istituzione di una Azienda Ospedaliera Universitaria non è possibile per espresso divieto ministeriale e, senza risorse aggiuntive, implicherebbe il sacrificio di molti servizi utili alla popolazione, in quanto i fondi necessari alla loro erogazione dovrebbero essere utilizzati, invece, per le strutture universitarie. Solo in presenza di risorse aggiuntive congrue si può ragionare su questa ipotesi.
La nostra proposta si basa, invece, su altre linee.
Premesso che il Titolo V della Costituzione prevede autonomia di gestione regionale nel campo dei servizi sanitari e premesso che il Decreto Balduzzi prevede un tempo massimo di dipendenza di 90 minuti per le prestazioni d’urgenza, riteniamo che sia possibile chiedere il seguente tipo di deroga: “Nell’ambito del 3 x mille dei posti per acuti, spettanti al Molise, e nel budget di spesa prevista, è possibile attivare, nei dipartimenti medici e chirurgici degli ospedali pubblici, tutti i servizi che permettano di mantenere, per le prestazioni di urgenza, il tempo massimo di dipendenza di 90 minuti su tutto il territorio regionale. Posti letto e fondi potrebbero anche essere recuperati riducendo la quota dei posti letto assegnati ai privati convenzionati e determinando per gli stessi un budget del Fondo Sanitario Regionale, per tutte le prestazioni erogate, non superiore al 15%. In questo modo, ad esempio, potrebbero essere mantenute strutture quali l’emodinamica o la neurochirurgia, senza incidere sui costi complessivi del SSR. Un’altra deroga da chiedere riguarda le U.O.C di Ostetricia e Ginecologia. Il Decreto Balduzzi ne prevede la chiusura negli Ospedali di Isernia e Termoli, in quanto il numero dei parti effettuati è inferiore alle 500 unità. L’eliminazione di queste strutture, tuttavia, potrebbe essere scongiurata migliorando la qualità dei servizi offerti, così da renderli attrattivi, evitando cioè la migrazione fuori Regione e permettendo il raggiungimento del numero di nascite necessario ad ottenere il servizio in loco. Per completezza di informazione, riportiamo la proposta da noi elaborata, in un recente passato, con alcune modifiche, per la riorganizzazione del SSR.
Linee guida per la razionalizzazione del SS Molisano
Il diritto alla salute, così come sancito nell’art. 32 della nostra carta costituzionale, è un bene comune. In quanto tale deve essere preservato e non può essere assoggettato ad una logica di profitto. Pertanto riteniamo che nella nostra Regione l’organizzazione del Sistema Sanitario debba essere pubblica e che il privato convenzionato debba svolgere solo una funzione complementare e solo per alcuni servizi che il pubblico non riesce ad erogare. Complessivamente, l’incidenza del privato convenzionato, così come avviene nella media del resto del nostro Paese, non può e non deve incidere per più del 20% in ogni singolo settore — posti letto per acuti, posti letto di lungodegenza, medicina territoriale — anzi, per noi, deve essere assoggettato ad un budget predefinito di spesa del 15% del FSR, tenendo conto della pletora di strutture pubbliche con le quali è possibile organizzare l’offerta dei servizi all’utente.
Il Molise ha il secondo indice di invecchiamento della popolazione in Italia ed è giusto portare i servizi in prossimità dei pazienti. L’organizzazione del SSR deve passare, pertanto, dall’attuale impostazione ospedalocentrica ad una impostazione territoriale.
Nell’attuale ingorgo strutturale solo tre Ospedali devono essere individuati come strutture per acuti: Campobasso, Isernia e Termoli. In queste strutture, l’attivazione delle Unità Operative deve rispondere strettamente al parametro del bacino di utenza. Ogni Unità Operativa dovrà avere la dotazione ottimale di mezzi e personale per il proprio funzionamento. L’attività di queste U.O. si estenderà sul territorio regionale con postazioni ambulatoriali che faranno sempre riferimento, specialmente per le attività chirurgiche, alle suddette U.O. Quando, per le caratteristiche del bacino di utenza, deve essere attivata una sola U.O., questa va ubicata nell’Ospedale Regionale di riferimento, che non può che essere il Cardarelli di Campobasso, per questo definito come centro HUB per tutte le specialità.
Gli Ospedali di Larino e Venafro vanno riconvertiti in Strutture con posti letto a bassa e media intensità di cura, Ambulatori attivi h 6-12, Ospedali di Comunità. Questi ultimi costituiscono una struttura fondamentale di riferimento, ad alta incidenza di assistenza infermieristico-riabilitativa, gestita con la collaborazione dei medici di base e di continuità assistenziale. È un supporto fondamentale del territorio per pazienti non gestibili a domicilio, ma che non hanno patologie acute che richiedono ricovero ospedaliero. L’Ospedale di Agnone, se effettivamente ci sarà un accordo di confine con l’Abruzzo e sullo stesso inciderà il 15% della popolazione abruzzese con relativo e proporzionale contributo economico, potrà rimanere come Ospedale di zona disagiata. In assenza di questo accordo e relativo contributo finanziario dovrebbe avere la stessa riconversione degli Ospedali di Larino e Venafro
La riconversione di questi ospedali permetterà di mantenere l’indotto economico in quelle aree cambiando solo la tipologia degli utenti.
Un altro punto essenziale della medicina territoriale è l’assistenza domiciliare. Anche in questo caso il coinvolgimento dei medici di base e di continuità assistenziale, nonché l’associazione delle organizzazioni dei Dottori in Infermieristica, è fondamentale per meglio armonizzare i servizi da portare al domicilio dei pazienti. È indispensabile, in ogni caso, abolire la precarizzazione dei rapporti di lavoro in tutte le forme attualmente previste. I danni del precariato si ripercuotono sul funzionamento delle strutture, con una perdita continua di personale formato e, quindi, di conoscenze. La precarizzazione destabilizza le comunità minando i rapporti sociali e toglie la sicurezza del futuro.
È necessario rimodulare l’organizzazione del 118. In quasi tutte le Regioni italiane il personale del 118 è gestito dai Pronto Soccorso. Questa organizzazione permette di armonizzare meglio l’emergenza ospedaliera e territoriale. Permette, inoltre, una continua osmosi di informazione-formazione, nonché di adattamento organizzativo tra ospedale e territorio. Per ottimizzare le risposte all’utenza va anche implementata la telemedicina, come supporto all’attività dell’emergenza territoriale; individuati implementati e valorizzati i percorsi per patologia(IMA, ictus, trauma, ecc): deve esserci un continuum nella presa in carico del paziente dal territorio fino ad arrivare nella struttura più idonea al trattamento della patologia da cui è affetto, senza passare per altre strutture intermedie.
Vanno rimodulate, in base anche ai dati in possesso, le attuali postazioni del 118 per un migliore utilizzo delle risorse. La medicina convenzionata va proporzionata alle esigenze del territorio e vi si deve far ricorso solo dove il pubblico non può essere utilizzato . Indicazioni estremamente utili vengono dall’analisi dei dati del dott. Carmine Ruta. Da quei dati si può partire per le convenzioni da fare. Un discorso a parte, ma che dovrà diventare fondamentale in una prospettiva a breve termine, è quello della medicina preventiva. Riuscire ad investire per modificare gli stili di vita ed i rischi ambientali significa ridurre, nel tempo, l’incidenza di molte patologie. Tuttavia questa è una scelta non strettamente sanitaria bensì di politiche sociali, lavorative, industriali, alimentari. È un discorso fondamentale da inquadrare in una gestione politica molto più ampia.































