E’ un brutta sensazione quella che si avverte da un punto di vista esterno ai governi territoriali che amministrano ai diversi livelli questa piccola regione.
Parrebbe che un omino stia cercando di bloccare con le mani la falla di una diga mastodontica che sta cedendo e tutto travolgerà.
Inermi, senza poter far nulla che attendere il disastro, l’ecatombe di un territorio votato all’abbandono ciclico, inesorabile che sta ritornando, sta investendo di nuovo in un ricorso storico di cui si poteva far volentieri a meno questo territorio, verso l’emigrazione.
Il Molise non è la Sicilia, la Calabria. Poco meno di 300.000 abitanti potevano essere collocati in due o tre filiere produttive inattaccabili ed inossidabili, ma così non è stato.
La ruggine del malaffare, velato da crisi, ha travolto tutto il buono costruito fittiziamente negli anni solo per detenere quel potere che transitava attraverso il voto, il mantenimento dei valori, quelli personali, affidati a pochi eletti nella più becera oligarchia.
Oggi la generazione dei 40enni e dei 50enni paga lo scotto del malgoverno, dell’inciucio con la disoccupazione e l’emigrazione.
Chiediamoci, se si poteva continuare con un altro governo regionale a pagare stipendi ad operai e maestranze impegnate in aziende improduttive con denaro dei molisani.
Se si potevano elargire fondi e finanziamenti ad aziende in cui l’unico scopo premeditato era quello del concordato preventivo, dopo che i titolari avevano incassato cifre a nove zero, ecco che pur di non lasciare centinaia di famiglie nell’oblio, giungeva mamma Regione a soddisfare le mira dei farabutti, con il becero baratto: io ti finanzio e tu mi garantisci la prosecuzione del mandato elettorale.
Quanto descritto non poteva continuare, ne siamo tutti consapevoli. Aggiustare il tiro e riportare ad una coscienza popolare e sana dal punto di vista produttivo e della futuribilità degli impegni di spesa pubblica è indispensabile.
Dopo le macerie di un terremoto la ricostruzione spesso dura decenni, è il caso del Molise distrutto, ridotto ad un colabrodo nei conti pubblici della sanità, baluardo imprescindibile per il bene essenziale: la salute.
Sul sistema sanitario, nel corso degli ultimi 30 anni i governi regionali hanno dissipato ed elargito posti inutili; hanno attinto dal pozzo di San Patrizio regionale l’80% delle risorse disponibili per creare un debito senza precedenti che oggi tutti i molisani pagano in termini di tasse alle stelle e servizi sanitari pubblici al limite della decenza.
Attila non avrebbe fatto meglio. Nella logica da marchese del Grillo“: ma io so’ io e voi non siete un c…o”. Chi era vicinissimo al potere nei gironi di benemerenza ha avuto sempre la possibilità di avere posti garantiti e super stipendi, senza grandi sforzi.
Doveva finire tutto ciò e sta’ finendo. Ci vuole tempo per cambiare le cose, ma crediamo fiduciosi che nonostante la litigiosità tipica della sinistra democratica e le tensioni personali e politiche, quando si è nella grande stanza delle decisioni fondamentali, questo Governo regionale sa agire con maturità. Lo ha dimostrato nella seduta del bilancio regionale nella lunga notte passata in Consiglio per l’approvazione della Legge di Stabilità 2015: sono stati stanziati un milione di euro in favore di un “fondo per l’inclusione sociale ed il contrasto alla povertà”, in altre parole il reddito minimo di cittadinanza!
La rivisitazione del nuovo sistema pensionistico dei Consiglieri regionali: si è legiferato per il dimezzamento del montante contributivo che dà corpo alle pensioni di consiglieri ed assessori. In questo modo, ad esempio, si è evitato che un consigliere con un solo mandato potesse maturare la pensione che raggiunge un cittadino medio dopo 40 anni di contributi versati.
Per di più il Consiglio regionale potrà risparmiare oltre 250mila euro all’anno. Le aliquote ora sono le stesse previste alla Camera. Senza scendere troppo nel tecnico, basti pensare che la quota riferita ai singoli consiglieri è stata più che dimezzata, ma anche la quota riferita all’intero consiglio è stata ridotta in modo netto. Non possiamo non citare l’impegno dei 5 Stelle in minoranza Consiliare, in fondo è anche una loro vittoria, ma lo è della linearità amministrativa, del cambio di tendenza, del risparmio incondizionato, nell’abolire per esempio le partecipate in house. Potrebbe esserlo nel ridurre gli stipendi ai facoltosissimi dirigenti in ogni ambito amministrativo per un maggior livellamento sociale, in un momento drammatico, dove risulta impensabile che vi siano delle disparità incolmabili tra chi ha tantissimo e chi non ha nulla.
Questa regione ha la necessità di riportare l’essere umano al centro di ogni dibattito, ed esaltarne il valore, dopo che abbiamo assistito a decenni di verticismo economico. Al centro di quell’universo vi era solo l’affare e il denaro facile per chi ha saputo furbescamente arricchirsi alle spalle dei molisani.
E’ giunta l’ora di rimboccarsi le maniche per raggiungere quella stabilità morale ed economica finalizzata al benessere collettivo.
Le ultime deliberazioni del Consiglio regionale, nonostante tutto il clamore mediatico negativo e anche in buona parte giustificato, risulta un buon viatico per continuare a fare meglio per il Molise e i molisani.
Pietro Tonti































