Il nostro territorio sta cambiando, di giorno in giorno ci avviciniamo al continente africano con una velocità impressionante, parrebbe che la deriva dei continenti sia stata accelerata da un processo irreversibile e stia schiacciando l’Italia verso La Libia e la Tunisia. Nel 2015 l’Italia è oramai inserita nel continente africano e la dimostrazione è tangibile e riscontrabile ad ogni angolo delle strade, nelle sale d’attesa delle stazioni, alle fermate dei pullman, lungo le statali, provinciali e comunali. Vi sono più persone di colore in particolari ore della giornata che gente autoctona. Dove la deriva dei continenti nel suo lento processo millenario non ha potuto, il moderno homo erectus africano  nel suo veloce pellegrinare alla ricerca della terra promessa – e non mantenuta – è stato capace di invadere la penisola dello stivale senza sparare un colpo. Un’invasione legale nel nome della sacralità dell’ospitalità e della solidarietà. Un’aspettativa per i disperati di tutte le nazioni africane di vita moderna in Italia, un’aspettativa di loschi affari per i commercianti di vite umane, trasportatori di carne viva, spesso da macello Mediterraneo. Un prezzo alto da pagare per giungere nella terra del miele e del denaro facile, del pasto pronto, del cellulare e dell’ozio.

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La disperazione che si sublima nella futuribile visione del lavoro certo, della realizzazione, ben presto viene smentita dalla realtà effettuale, quella di una terra avara anche per chi da generazioni ha ereditato proprietà e residenza, e non vede l’ora di fuggire per trovare la propria dignità lavorativa, massacrata dal precariato e dall’impossibilità di programmare una famiglia.

Il modus operandi del Governo che impone l’accoglienza, mentre il resto d’Europa se ne infischia, sta minando in maniera irreversibile la proverbiale ospitalità dei molisani.

Non dobbiamo meravigliarci che si diventi razzisti, che le tensioni sociali aumenteranno nei prossimi mesi.

Fa parte del gioco perverso imposto dalla scelleratezza di non saper difendere la propria terra, dal non saper preservare l’italianità dei cittadini e la loro dignità sancita dalla Costituzione.

Il diritto e la sua vulnerabilità si esalta nell’offrire il massimo possibile a chi giunge con i barconi sulle nostre coste e lasciare famiglie e pensionati nella miseria assoluta.

Nel paese delle meraviglie ribaltate, non dobbiamo stupirci se coalizzati, i nostri ospiti africani scendono in piazza pretendendo lavoro e denaro.

Non dobbiamo sbalordirci dell’escalation di violenza che anche lo Stato ha preventivato come conseguenza alle migliaia di persone che stanno riempiendo ex alberghi dismessi o sull’orlo del fallimento, in tutta la nazione. La nostra piccola realtà africana si è messa a disposizione, senza fiatare, oltre agli affari degli albergatori – gli unici a godere dell’invasione – la gente è infastidita dai continui pressing davanti ai supermercati, dal loro sacrosanto diritto di essere vivi e pretendere di stare meglio, di progredire, in sintesi di lavorare. Venuta meno questa possibilità per tutti, residenti e non, con quale idea lungimirante si continua ad ospitare senza freni? Dagli amici partenopei non ci resta che mutuare l’espressione più indicata in questi casi: “cos è pazz!

Pietro Tonti

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