Ha colpito l’opinione pubblica di Venafro e dell’intera Diocesi d’Isernia/Venafro il recente servizio pubblicato su questa testata circa degrado, vandalismo e sporcizia che caratterizzano piazzale ed esterni della ConCattedrale venafrana, storico e monumentale luogo di culto che presenta l’unica Porta Sancta del Molise, ma che da tempo è in balia del cosiddetto “popolo della notte”, il quale sporca, deturpa ed insozza a piacimento mancando controlli e prevenzione. Nel merito interviene lo stesso Rettore della ConCattedrale di Venafro, il Parroco Don Salvatore Rinaldi, che ricordiamo è anche Presidente della Caritas Provinciale.

cattedrale di venafro big1

“Condivido in pieno quanto ho letto -dichiara Don Rinaldi- e sono senz’altro il primo a rigettare determinati comportamenti di vandali e soggetti irriguardosi dei luoghi. Personalmente mi sono attivato in passato per fermare l’avvilente fenomeno in danno di Cattedrale e piazzale, chiedendo di poter recintare e chiudere con catene il piazzale del luogo di culto, in modo da tener lontani soggetti nient’affatto positivi e restituire decoro ai luoghi e soprattutto alla monumentale Cattedrale cittadina. Il Comune di Venafro però non ha autorizzato, sostenendo che trattasi di suolo comunale e che come tale deve essere fruito da tutti e continuativamente. Conseguenza : degrado, vandalismo, scempio ect. persistono in abbondanza, mentre il “popolo della notte” è libero di fare quanto crede, sfogandosi nottetempo senza essere visto né controllato. Personalmente non so cos’altro fare per arginare il tristissimo fenomeno !”. Don Rinaldi conclude con altra amarissima considerazione : “Tra l’altro sono stati tolti dalla zona della Cattedrale cassonetti e contenitori per i rifiuti, non ne sono stati installati di nuovi, per cui ognuno si sente autorizzato ad abbandonare dappertutto resti di bivacchi, bottiglie, plastica, carte, rifiuti ed altro che preferisco sottacere. In pratica degrado, sporcizia e vandalismi sono destinati purtroppo ad aumentare, a scapito della sacralità dei luoghi e dei sentimenti della collettività”.

Tonino Atella

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