Un’altra riforma del processo civile che potrebbe non portare a nulla. Forse l’ennesimo spot pubblicitario di un Governo che ora è pronto al suo diciottesimo “tentativo” di migliorare le cose. Intanto, i tempi di tali giudizi restano lunghi (in media due anni) ed i costi sono aumentati, mentre l’arretrato è di 3milioni e 300mila di cause civili pendenti in primo grado, di cui il 20% vede come controparte l’Inps (dunque lo Stato). Resta la carenza dei giudici, appena 5mila, su 17mila, quelli togati e la crisi delle cancellerie oberate di lavoro e con pochissimo personale. Un quadro non proprio roseo. Anzi.
Ed allora “…un’altra riforma del processo civile…” è davvero possibile?
E’ questo il dibattito forense che si pone costantemente e che è stato protagonista all’iniziativa di studio che si è svolta ieri pomeriggio nella sala della Costituzione della Provincia di Campobasso, organizzata dall’Associazione Forense del capoluogo molisano. Un momento di confronto e formazione per gli operatori del diritto, sempre attenti alle innovazioni di carattere giuridico.
Illustri relatori hanno esaminato e dibattuto degli aspetti positivi e negativi dell’impianto riformatore, con attenzione rivolta proprio alle riforme ancora in itinere.






























