Intervista all’amministratore delegato della Spa, Lucio Di Gaetano, dopo l’ok definitivo dei creditori ottenuto con il placet delle banche: nei prossimi giorni, si potrà procedere alla stipula dei contratti tra le varie parti coinvolte. Nel 2011 l’arrivo di Bianchi, dopo due anni il concordato preventivo, infine nel 2014 il decollo mancato di Rosati: comincia ora il nuovo corso del fondo d’investimento milanese con a capo Mario Galetti e Massimo Suppancig
di Pasquale Bartolomeo – per gentile concessione di: (www.isernianews.it)
ISERNIA. Nella serata di ieri è giunta formale comunicazione all’amministratore delegato dell’Ittierre spa, Lucio Di Gaetano, dell’avvenuta approvazione, da parte del comitato dei creditori del concordato, dell’operazione di subentro della Ikf Holding Spa nella proprietà di Oti srl. Si è così finalmente concluso il difficile e complesso iter autorizzativo previsto dalla legge e, già nei prossimi giorni, si potrà procedere alla stipula dei contratti tra le varie parti coinvolte. Di
Gaetano ha voluto tributare un sentito ringraziamento agli organi della procedura, Nella Caruso, Sergio Ferreri e Ferdinando Massarella, al giudice delegato, Emiliano Vassallo, e all’azionista di riferimento di Ikf, Mario Galetti, senza il cui contributo non sarebbe stato possibile ottenere alcun risultato.
Gli istituti di credito coinvolti nell’affare si erano presi alcuni giorni in più per decidere, rispetto all’assemblea dei creditori, svoltasi lo scorso due luglio, in cui Galetti aveva illustrato i dettagli dell’operazione. Alla fine dell’incontro
era arrivato l’avallo, eccezion fatta per le banche, che avevano chiesto di poter sottoporre la proposta ai rispettivi Consigli di amministrazione. Ebbene, ieri è arrivato l’atteso via libera alla proposta del fondo di investimento milanese, che dà ufficialmente il via all’Ittierre-ter dopo il passo falso di Oti, le Officine tessili italiane, il cui nuovo corso, di fatto, non era mai partito a seguito dell’arresto del patron Antonio Rosati.
‘Isernianews’, in merito, ha intervistato il dottor Di Gaetano. Un giovane manager molisano cui è riuscita l’impresa, in due anni, di vendere due volte la stessa azienda, nonostante una situazione drammatica che avrebbe scoraggiato
chiunque.
Di Gaetano, missione compiuta. Ma quali gli ostacoli più duri da superare, in questi lunghi mesi di trattative?
“Certamente l’arresto di Rosati, un fulmine a ciel sereno proprio quando si stava per firmare il fitto di ramo d’azienda che avrebbe significato la ripartenza della società. La notizia ci lasciò di stucco, non ce lo aspettavamo. Per fortuna si trattava di una vicenda completamente estranea a Ittierre, ma di un’entità che non potevamo immaginare (Rosati è accusato di una presunta maxi frode fiscale da 250milioni di euro, ndr). In quel momento sembrava che pe l’azienda non ci fosse alcuna soluzione”.
Invece è rispuntata Ikf, sulla quale lei ha non aveva smesso di credere.
“Confesso che la prima volta che sono tornato da loro non volevano più saperne, si erano orientati su altri lidi, stavano andando bene, con risultati positivi, e non si volevano avventurare più in questa cosa. Ma alla fine, dopo una lunga opera di convincimento, hanno manifestato nuovamente interesse. Mario Galetti, principale azionista, per fortuna si è appassionato all’idea: senza di lui non ce l’avremmo mai fatta. Dalla prima manifestazione d’interesse a oggi sono passati ben cinque mesi, ma Galetti ha avuto pazienza e ha tenuto duro anche quando chiunque avrebbe mollato, mostrando grandissima determinazione”.
Cos’ha in più Ikf rispetto a Rosati?
“Sono due realtà completamente diverse. Rosati, che era un imprenditore- padrone con grandissime disponibilità economiche, fece nel 2014 un prezzo migliore rispetto a Ikf, mail suo patrimonio imprenditoriale e personale, dopo l’arresto, è stato tutto sequestrato. Da florido che era, egli non ha più potuto far fronte a nessuno dei suoi impegni. Ikf, invece, è una società quotata, non ha un padrone, ha un management professionale nominato da un’assemblea composta da centinaia di azionisti, che rispondono a logiche di mercato diverse da quelle dell’imprenditore-padrone che ‘gioca da solo’ ed è appunto padrone a casa sua. Loro devono rispondere a varie autorità quando si muovono, il che
rende più macchinosi determinati meccanismi, ma offre maggiori garanzie di affidabilità”.
La logica dei fondi d’investimento come Ikf, tuttavia, è di rilanciare le imprese vicine alla decozione per poi rivenderle sul mercato dopo pochi anni. Sarà così anche per Ittierre?
“Se Ikf rivendesse sul mercato l’Ittierre, vorrebbe dire che l’azienda è uscita dalla crisi e sarebbe festa per tutti. Stando a quanto si può leggere sul loro sito, solitamente Ikf sta sulle proprie linee d’investimento tra i cinque e i sette anni. Se ci sarà un’evoluzione di questo tipo, vorrà dire che avremo avuto un successo senza precedenti”.
Quali sono le immediate prospettive di sviluppo per Ittierre? E come si chiamerà la nuova azienda?
“Da parte di Ikf sono gelosissimi dei loro progetti e delle loro idee, dunque il nome non lo conosco e nemmeno lo chiedo. So che Massimo Suppancig, che sarà il ‘capo azienda’, sta lavorando su un serie di importanti aspetti. Lunedì, tra
l’altro, sarà già a Isernia per lavorare. La sede della nuova azienda sarà certamente a Pettoranello, a pochi metri dallo stabile attuale. Si procederà dapprima a fare il confronto con i sindacati e poi si faranno le scelte in tema di occupazione. Il resto, per ora, non so dirlo”.
Bianchi e Rosati sono dunque un capitolo realmente chiuso per il tessile molisano?
“Lorousciranno dall’assetto proprietario e si dedicheranno ad altro. In particolare, Bianchi ha intrapreso nuove strade altrove. Rosati dovrà prima risolvere le proprie vicende giudiziarie. Faccio loro l’in bocca al lupo. Per Ittierre, tuttavia,
comincia un nuovo ciclo. La Spa sarà messa in liquidazione entro luglio e io cesserò dal mandato, dedicandomi ad altro”.
Magari ad altre aziende molisane in crisi, come la Gam?
“Non credo. Il presidente della Regione finora non mi ha mai cercato. Ha i suoi consulenti ed evidentemente si fida di loro”.
Partita chiusa, insomma. Ma i meriti dell’operazione come vanno distribuiti?
“Torno a ringraziare Mario Galetti, un compratore determinato come pochi: quella di Ittierre non era un’operazione per tutti. Ma anche gli organi della procedura, molto rigorosi e attenti: ci hanno reso le cose difficili per certi versi,
per una questione di scrupolosità, ma ci hanno anche aiutato tanto. Quanto alla politica, a mero titolo personale non posso non sottolineare il ruolo importantissimo avuto dall’ex assessore Massimiliano Scarabeo, che nei momenti più cupi non ha mai fatto mancare il suo appoggio e la sua proverbiale grinta, oltre a mantenere sempre il dialogo aperto. Credo che gli vada riconosciuto, dato il momento difficile che sta vivendo”.






























