“Virus, il contagio delle idee”? Chi, anche di sfuggita, non ha seguìto qualche dibattito della nota trasmissione televisiva di Nicola Porro? Ebbene, qualcosa di simile, nel settore della carta stampata, era già nato a Macchiagodena, quando, verso l’ultimo Ottocento, venne pubblicato il primo numero de “Il microbo/ Giornale destinato a fare la cronaca di Macchiagodena” (Tip. Ind.le di L. Colitti e figli, marzo del 1886, Campobasso).
Erano quelli gli anni di un’Europa protesa verso l’avventura coloniale: in quell’ottica l’Italia aveva stretto, già dal 1882, un’alleanza con l’Austria e la Germania, al fine di fronteggiare la concorrenza franco-inglese nel contesto della politica espansionistica in Africa. Alla “Destra Liberale” (1861-1876) era subentrata la “Sinistra Storica” nell’amministrazione del novello Stato Unitario, sotto l’egida di Casa Savoia. La classe dirigente era impegnata nell’affrontare gravi problemi, come la catastrofica situazione finanziaria, il deficitario sviluppo industriale, l’iniquo sistema fiscale, l’analfabetismo, il “brigantaggio”, la delicata “Questione meridionale” ed il fenomeno demografico della dolorosa emigrazione verso “l’altra sponda”.
Il Molise non era scevro da queste allarmanti piaghe sociali, ma, al contempo, presentava un non trascurabile fervore intellettuale, generato da una fiorente tradizione editoriale e dalla pubblicazione di vari giornali, tra i quali, nel 1820, il ventennale “Giornale economico rustico di Molise” (compilato da Raffaele Pepe), “Il Sannita” (a cura di Domenico Bellini e Pasquale Albino), “Democrazia alla moda” (di Domenico Bellini), la documentata “Eco del Sannio” di quell’universale Ingegno che fu Baldassarre Labanca, ed altri ancora.
Il “contagio” del rinnovamento culturale non aveva risparmiato Macchiagodena, importante aggregato urbano, dovizioso di storia, tutta da scoprire per le sue remote origini. Il paese contava, “eo tempore”, una media di circa 3714 abitanti (dai 3263 dell’Unità ’Italia ai 4165 del 1901, secondo i dati esposti da G.B. Masciotta ne “Il Molise dalle origini ai nostri giorni” (voll. 4, 1915-1916 e 1952, anno, quest’ultimo, della pubblicazione a cura dell’Amm.ne Prov.le di Campobasso).
Si erano avvicendati, come Sindaci di Macchiagodena, nell’anno de “Il microbo”, Domenico Di Salvio (1884-1886) ed il Comm. R. Losser (1886). Rappresentava in Parlamento le inclite “maccle…de godini”, toponimo paesano del sec. X, l’On. Ottavio de Salvio (Deputato per 4 Legislature a Roma, in rappresentanza del Collegio uninominale di Bojano, ed illustre macchiagodenese, amico del grande Felice Cavallotti, l’indomabile nemico del “trasformismo” politico della Roma di Francesco Crispi). Era, infine, Parroco della “Terrazza del Matese”, di cui ebbe la guida spirituale dal 1867 al 1890, Don Giovanni Barile.
Da queste brevi note si evince che la Macchiagodena dell’ultimo Ottocento, “ut res ipsa monet”, annoverava un rigoglioso sodalizio intellettuale e culturale, dovuto all’intelligenza lungimirante e reattiva di numerosi Ingegni nei vari campi del sapere (chiedo venia per il non ricordarli tutti, “exiguitate spatii imperante”). Da quelle lucide coscienze, animose e battagliere (tra le quali P. Zazzara, fondatore in paese, nel 1887, di un piccolo ma valente centro librario), nacque “Il Microbo”, che presentava nel frontespizio, in alto a sinistra, i seguenti e singolari “Patti di Abbonamento”: «Tutti coloro che ricevono il presente giornale hanno l’obbligo di leggerlo e farlo leggere…» (cfr. pag. 1).
Il “foglio” macchiagodenese specificava, in alto a destra, che «Il giornale non si pubblica tutti i giorni, né tutte le settimane, ma a seconda delle circostanze e della materia…» (ibidem). Di poi, con sottile e piacevole ironia, dedicava la medesima pagina all’apologia dei microrganismi, affermando quanto segue: «Oh! Sta’ a vedere che la vita è patrimonio esclusivo dei macrobi, e che i microbi non hanno diritto all’esistenza , solo perché piccoli […] vivono le grandi repubbliche del Nuovo Mondo, e vivono le microscopiche del vecchio Mondo; vivono i grandi partiti della Camera e del Senato, e vivono i piccolisssimi dei più piccoli Comunelli […] vivono i giornali massimi, e vivono i minimi. Anzi,’nusquam magis est natura quam de minimis’» (ib.).
Posizioni, queste ultime, modernissime e rivendicate a difesa dell’identità dei piccoli Comuni e dei periodici locali, la cui modesta tiratura non è segno di minor valenza, ma, al contrario, di libertà di pensiero e di partecipazione utilissima al dialogo democratico. «Non è facile annientare un microbo “volenteroso”…», proseguiva il giornale, «Egli scappa, viaggia e fa le sue peregrinazioni nel più stretto incognito […] Guai alle stazioni ove fa riposo: non rispetta medici, né chimici, non croci bianche, né croci rosse, non poveri, né ricchi» (ib.).
Il microbo si allea spesso con altri piccoli e disgustosi organismi (“àpteros”, “phthirus”, “myrmos”, “pediculus”, ecc.): «Guarda», si legge nella pagina permeata di piacevole ironia, «come spesso fanno grattar la pera a filosofi, a ministri, a regnanti…» (ib.). A volte, tuttavia, un microbo si rivela un male necessario, perché, nel grattarsi la testa, i filosofi intendono «…richiamare alla mente le idee, che minacciano di sfuggire, ed i ministri ed i regnanti per alleviare e rinfrescare le gravi cure di Stato, richiamando all’esterno con una rivulsione cutanea ciò che dentro fa ingombro ed intoppo» (ib.).
E, con il consolidamento intellettuale ed il refrigerio all’emicrania, derivante nei politici dalle cure dello Stato, le idee diventano più chiare e sensate: è merito del microbo, ad es., se «…si vedono biancheggiare da pochi anni in qua su per le vette delle colline e dei monti tanti paesi e tanti villaggi, che rassomigliano di lontano a macchie di neve in mezzo a campi verdeggianti…» (ib.).
E, così, in un continuo alternarsi di “subtilis dissimulatio” e carezzevole satira, si proseguiva nella metaforica dissertazione sull’utilità dei piccoli giornali, che hanno il grande merito di valorizzare la storia di realtà locali, piccole e sconosciute, ma non meno importanti, visto che, come ricorda l’antica saggezza latina, spesso “De minimis non curat praetor”. Il giornale, purtroppo, non ebbe seguito per quelle “fortunae vicissitudines”, come ricorda Gaio Giulio Cesare (I sec. a.C.), che, spesso, si oppongono alla progettualità intellettuale di coloro che, “omni tempore locoque”, hanno inteso migliorare le condizioni socio-economiche e politico-culturali degli aggregati urbani, grandi o piccoli che siano.
De “Il microbo”, custodito nella Biblioteca Provinciale “P. Albino” di Campobasso, è stata riprodotta, in formato ridotto, la “prima pagina” in un pregevole volume, pubblicato, alcuni anni fa, in riferimento ad una Mostra (“Carte d’Identità”), allestita dal Comune di Macchiagodena nel salone del Maniero in data 18 maggio 2007, in sinergica collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per il Molise e con l’Archivio di Stato (cfr. “Carte d’Identità”/ Frammenti di storia di Macchiagodena attraverso documenti d’archivio”, Catalogo della Mostra a cura di Elisabetta D’Onofrio, Michelina Fiorilli ed Antonietta Santilli, Ed. “Grafic Press”, Isernia, marzo 2009, pag. 49).
Nello sfogliarne le pagine, al n° 46 della Sezione quarta, è possibile vedere la predetta “prima pagina” de “Il microbo”, la quale, pur rimpicciolita per esigenze di stampa, s’impone all’attenzione del lettore per l’originalità dell’impostazione e l’arguta peculiarità descrittiva. Insomma, un piccolo gioiello della comunicazione molisana “praeteriti temporis”. E non è cosa di poco conto per la Regione molisana!
Filippo Ungaro































