L’opinione pubblica, a ragione, chiede di non leggere più dei chiacchieratissimi funerali romani di Vittorio Casamonica, riconosciuto “re” dei rom della Capitale e dintorni, e che si chiuda una volta per tutte tale brutta parentesi della vita nazionale. “Prima però -affermano tanti- si individuino eventuali responsabilità e leggerezze per le esagerazioni avvenute nel corso del rito. In effetti é preferibile interessarsi dei problemi veri e più assillanti della nostra nazione con l’augurio di vederli finalmente avviati a soluzione”. In piena sintonia con siffatti concetti, mettiamo a nostra volta una definitiva pietra miliare sulla vicenda dopo aver riportato le ultime notizie in merito alla presenza nei decenni addietro dei Casamonica a Venafro, in particolare della famiglia dello scomparso “re”, che ricordiamo aveva madre venafrana, una Spada, ed abitava in Via Licinio, rione Ciaraffella, ad est dell’abitato cittadino dove tutt’ora risiedono diverse famiglie rom e dove Vittorio abitò sino a circa vent’anni di età. Suo padre si chiamava Nicandro, nome che ricorda il Santo Patrono della città, e tra l’altro fece da padrino di battesimo ad un neonato non rom di Venafro, oggi ultrasessantenne. Ai primi degli anni ’60 i Casamonica lasciarono definitivamente la cittadina molisana per stabilirsi nella Capitale.

 

Tonino Atella

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