
di MICHELE MIGNOGNA
Nato a Guardiaregia (Campobasso) il 12 maggio 1924, fucilato a Livorno Ferraris (Vercelli) il 30 marzo 1945, operaio meccanico.
Combattente in Val di Lanzo nella “Banda Pugnetto” con il nome di “Nando” il ragazzo era stato ferito e catturato durante uno scontro con i nazifascisti ai confini della Liguria. Riuscito a fuggire, Brusa entrò in un distaccamento delle formazioni “Mauri”. Ai primi di marzo del 1945 fu di nuovo ferito, ma non desistette. Il 29 marzo era già impegnato a Bianzè, in un’azione contro un convoglio ferroviario tedesco sulla Milano-Torino. Ferito per la terza volta, Brusa fu catturato con tre suoi compagni (Francesco Bena, Giovanni Gardano e Vittorio Suman), che cercavano di trasportarlo in un luogo dove potesse essere curato. I quattro partigiani, il giorno dopo, furono passati per le armi sulla piazza di Livorno Ferraris. Della famiglia Brusa Romagnoli, Mario non è stato il solo caduto per la libertà. Altri due suoi fratelli, Filippo di 24 anni e Teoboldo di 18, si sono sacrificati seguendo gli insegnamenti del padre Giuseppe Brusa che, negli anni della dittatura, per sfuggire ai fascisti, lasciò il Piemonte e si trasferì in Molise, dove incontrò Nicolina Romagnoli. A Mario Brusa Romagnoli (un cui scritto è riprodotto nel volume della Einaudi “Lettere dei condannati a morte della Resistenza”) è stata intitolata una scuola a Guardiaregia.
Papà e Mamma,
E’ finita per il vostro figlio Mario, la vita è una piccolezza, il maledetto nemico mi fucila; raccogliete la mia salma e ponetela vicino
a mio fratello Filippo. Un bacio a te Mamma cara, Papà, Melania, Annamaria e zia, a Celso un bacio dal suo caro fratello Mario che dal cielo guiderà il loro destino in salvo da questa vita tremenda. Addio. W l’Italia.
Mario-Nando
Mi sono perduto alle ore 12 e ale 12 e 5 non ci sarò più per salutare la Vittoria






























