Il patron di Acqua Santa Croce l’imprenditore isernino Camillo Colella esternava attraverso un comunicato stampa il 24 ottobre scorso, data di pubblicazione del bando da parte della Regione Abruzzo per la concessione trentennale della sorgente Santa Croce nel parco della Sponga, da cui si produce l’acqua minerale di rilevanza nazionale che viene captata ed imbottigliata a Canistro (L’Aquila):
“Finalmente dopo tanti rinvii e un ritardo di numerosi mesi, la Regione Abruzzo ha partorito il bando” “Con i nostri legali lo stiamo esaminando molto approfonditamente per poi decidere la nostra strategia – spiega Colella -. La prima riflessione che mi viene di esternare e’ questa: se non dovessimo partecipare noi di Santa Croce, sono curioso di verificare quali saranno i grandi player di cui parlava il vice presidente Lolli (regione Abruzzo), disposti a partecipare ad un bando per una concessione che non prevede il marchio Santa Croce e lo stabilimento, entrambi di mia proprietà. Inoltre – continua -, ci sono da sottolineare altri elementi di criticità tra cui gli altissimi tributi sia regionali che comunali ed il clima sindacale molto teso”. “Senza contare il fatto che nei prossimi mesi ci sarà il pronunciamento del Consiglio di Stato, al quale ci siamo rivolti, che potrebbe riassegnarci la concessione. Insomma, già appena uscito, le nubi sul bando sono molto dense – conclude il proprietario della Santa Croce che ha avviato un duro contenzioso con la Regione”.
Ieri 27 ottobre la situazione precipita. Camillo Colella, in una concitata giornata, è stato letteralmente “bloccato” a lungo dentro lo stabilimento della santa Croce a Canistro, assieme ad una ventina di persone, da parte di un gruppo di sindacalisti e dipendenti, che fino a oggi ancora sono in assemblea sindacale presidiando lo stabilimento.
La Santa Croce ha avviato infatti le procedure di mobilità per i 75 dipendenti in seguito alla revoca da parte della Regione Abruzzo della concessione per presunte imperfezioni nel documento unico di regolarità contributiva (Durc) e dopo l’apposizione di sigilli da parte dello stesso ente regionale che ha accusato l’azienda di prelevare acqua senza autorizzazione. Rilievi rispediti al mittente da parte del patron Colella.
Alla luce del mancato accordo sindacale, dal 21 novembre prossimo per i lavoratori si apre così lo spettro del licenziamento e l’accesso alla mobilità per due anni.
Colella, prima ancora di essere “liberato”, dopo una trattativa con sindacati e forze di Polizia, da dentro la sua fabbrica ha puntato l’indice affermando che “tutti devono sapere che la responsabilità di questa situazione è del Comune di Canistro, che ha fatto ricorso al Tar facendo annullare la concessione vinta dalla Santa Croce, e della Regione, in particolare del vice presidente, Giovanni Lolli, e della dirigente Iris Flacco che ci hanno negato a lungo ogni tipo di confronto, negandoci proroghe e revocando la concessione per motivi inesistenti, come la regolarità del Durc”.
Colella non molla, nonostante le difficoltà e i bastoni fra le ruote della politica e della burocrazia Abruzzese, intende andare fino in fondo per riavere la concessione allo sfruttamento della sorgente.






























