Il Ditoriale di Pietro Tonti

Non manca di ricordarsi del Molise e dei suoi consiglieri regionali il premier boy scout Renzi. Lo ha fatto di nuovo ieri pomeriggio nel programma di Lucia Annunziata in <<Mezz’ora>>, nell’incontro scontro con Landini (CGIL) per le ragioni del voto referendario.

Lo ha oramai impresso nel file della memoria a breve termine, quel Molise in cui i consiglieri del PD sono lerci a tal punto da votare “NO” al referendum per non rinunciare ai privilegi economici concessi dal ruolo”.

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L’uscita del presidente del Consiglio di ieri comunque è stata la meno incisiva, quasi un tentativo di giustificare le sue precedenti – inopportune – affermazioni, infatti si è espresso affermando: “cito sempre i Consiglieri regionali del Molise in quanto se vince il “SI” saranno quelli che prenderanno meno soldi, perché gli emolumenti saranno equiparati a quelli dei sindaci capoluogo di regione e il sindaco di Campobasso è quello che percepisce lo stipendio più basso”.

Non possiamo dargli torto infatti, come cita anche il Sole 24 Ore, la regola degli abitanti colpisce in modo ancor più duro il Molise, dove il capoluogo non arriva a 50mila abitanti e l’adeguamento del presidente allo stipendio del sindaco potrebbe comportare un taglio vicino al 70 per cento. Infatti con i suoi 49.434 residenti (statistica 2014) il sindaco battista percepisce uno stipendio di circa € 3.460,00 mensili.

Il principio è chiaro ed è figlio di un ragionamento semplice: per compiti e impegno richiesto il sindaco di una città medio-grande, che gestisce bilanci anche di miliardi di euro, non conosce rivali, e quindi la sua busta paga non può essere superata da chi magari siede fra i banchi dell’opposizione in consiglio regionale e conduce una vita politica accesa sul piano della polemica, ma abbastanza tranquilla su quello delle responsabilità.

Anche sulle indennità della politica, però, le regole italiane hanno visto fiorire nel tempo un ampio spettro di variabili e gli effetti concreti di questo limite dipenderanno da una variabile fondamentale che riguarda l’estensione del nuovo tetto: se oltre alle indennità coprirà anche i rimborsi, i suoi effetti saranno importanti, altrimenti si rivelerà in più di un caso una petizione di principio senza troppe conseguenze. Il cuore del problema, infatti, è nei dettagli. Vediamo perché.

Le buste paga dei politici regionali, già alleggerite dopo un lungo tira-e-molla con i governi di Berlusconi e Monti, poggiano su due pilastri: le indennità vere e proprie, che accanto a quella di base per i consiglieri regionali aggiungono quelle su misura per presidenti, assessori, capigruppo e così via, e le diarie riconosciute «per l’esercizio del mandato»: queste ultime, in quanto rimborsi, sono esentasse.

Esempio di Torino. Questa è una grande città, per cui si trova nella più alta delle fasce demografiche su cui è articolata la piramide delle indennità comunali: Il sindaco riceve 5.210 euro lordi al mese, ma la legge ordinaria gliene concederebbe fino a 7.798 (ridotti a poco più di 7mila negli anni più bui della crisi di finanza pubblica). Morale: se la legge, attuando la riforma costituzionale, fisserà un limite «tutto compreso», le entrate del governatore del Piemonte dovranno ridursi del 23,5%; se invece il tetto sarà limitato alle indennità, la busta paga regionale potrebbe salire del 16,4 per cento.

Tornando al nostro Molise fanalino di coda sempre e in tutto, anche degli esempi renziani, ma sempre in negativo, nell’attesa del referendum, sperando che si inverta la tendenza del “casus belli” tra opinione pubblica, partiti politici nostrani e presidente del Consiglio pro tempore. E’ pur l’ora che Renzi comprenda una volta per tutte che Frattura è nel suo PD, ed è il suo presidente. Se non ci ripensa negli ultimi giorni, dati gli attacchi indiretti ad annullare il suo ruolo e il suo operato, voterà presumibilmente “SI” alla sua riforma Costituzionale.

 

 

 

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