di Redazione

Piazza Unità d’Italia a Agnone si è trasformata in una piazza di protesta pacifica ma determinata. Cittadini, amministratori locali e regionali, associazioni, giovani e meno giovani si sono radunati per manifestare contro i tagli previsti al servizio sanitario e contro la proposta di declassamento dell’ospedale San Francesco Caracciolo. Con striscioni, slogan e interventi dai manifestanti, è risuonata forte una parola d’ordine: “Non toccate la sanità dell’Alto Molise”. L’evento è stato promosso dal circolo “Il Cittadino C’è” e ha visto la presenza del sindaco di Agnone, del consiglio comunale, dei sindaci di comuni limitrofi  e anche del rappresentanti della politica regionale. L’obiettivo dichiarato: difendere il nosocomio territoriale da qualunque operazione che lo trasformi da ospedale attivo a struttura ridotta o “ospedale di comunità”, con perdita di reparti essenziali. «È da qui, da queste presenze, che dobbiamo ripartire per difendere i nostri diritti… L’unione tra cittadini e amministratori, da tutto il Molise e dall’Abruzzo, senza distinzioni di colore politico, possa portare a risvolti positivi. È solo l’inizio della nostra mobilitazione. La delibera a sostegno del Caracciolo, approvata in Consiglio comunale, sarà condivisa anche da tutti gli altri Consigli dei Comuni limitrofi. La nostra battaglia continua!» Una dichiarazione questa del Sindaco di Agnone e Presidente della provincia di Isernia, Daniele Saia molto diffusa nei messaggi che hanno preceduto e accompagnato la manifestazione e che rimbalza forte tra le file della protesta. Negli ultimi mesi si è intensificata la preoccupazione per la bozza del Piano Operativo Sanitario (POS) 2025‑2027, predisposta dai commissari della sanità, che prevede, secondo i promotori della protesta, la trasformazione del Caracciolo in struttura ridotta (ospedale di comunità) con ridimensionamento di reparti chiave.  A ciò si aggiungono problemi locali già noti: la carenza di personale medico, che ha portato a ipotesi di accorpamento del reparto di Medicina con quello di Isernia, che il sindaco Saia ha dichiarato di non accettare. Anche le prestazioni di dialisi sono state oggetto di critiche: secondo il consigliere regionale Andrea Greco, vi sarebbero continui momenti di emergenza e lunghe trasferte per i pazienti, per mancanza di adeguate tecnologie.  Non ultimo, un segnale inquietante: già a inizio 2024 l’unica dirigente biologa del laboratorio analisi del Caracciolo ha presentato le dimissioni, lasciando l’attività a un solo tecnico, con tutte le criticità del caso in termini di responsabilità e correttezza delle procedure diagnostiche. Dal versante politico, il Circolo PD di Agnone ha espresso forte dissenso contro la riconversione in ospedale di comunità, affermando che si tratterebbe di un atto grave che snatura il diritto alla salute per l’Alto Molise e l’Alto Vastese. Il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, ha ribadito che «la difesa della salute non è negoziabile» e che non permetterà che l’ospedale Veneziale perda funzioni vitali come il laboratorio di emodinamica, affiancando la mobilitazione per Agnone con quella della città capoluogo. In parallelo, si prevede che la delibera approvata in Consiglio comunale ad Agnone — a sostegno del Caracciolo — venga condivisa e accolta anche nei Consigli comunali dei Comuni limitrofi, in un disegno di rete territoriale. La manifestazione  non è solo un momento simbolico, ma un punto di partenza. Agnone ha mostrato che il tessuto sociale e civile del territorio non è rassegnato al declino sanitario. È da questa piazza — e da queste presenze — che può iniziare una rinascita della mobilitazione civica in difesa del diritto alla salute. La battaglia per il Caracciolo non è solo una battaglia locale, ma un simbolo delle sfide che le aree interne affrontano in tutta Italia: marginalizzazione, depotenziamento dei servizi pubblici e rischio di spopolamento. Se la mobilitazione sarà coesa e ben organizzata, e se cittadini e amministratori sapranno mantenere unità d’intenti, le probabilità di salvare il presidio si rafforzano.

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