di Tonino Atella
Da lui deriva la denominazione di licinia, la pregiata attuale uliva venafrana.
Alle porte la campagna olearia 2021. In tanti Comuni del Molise -a centro, ad est, come ad ovest- trattasi di un appuntamento importante e decisivo per l’economia agricola del posto. In molti si dedicano alla raccolta delle ulive per portarle poi ai frantoi, molirle e ricavare l’olio per le proprie famiglie ma anche per venderlo. Risorsa quindi importantissima della terra molisana e l’economia di tanti ne trae vantaggi se l’annata è buona, se di ulive ce ne sono in abbondanza sugli alberi e se la conseguente produzione di olio è consistente. Viceversa, e l’annata ormai prossima purtroppo si prospetta col segno negativo data la pochezza del frutto sugli alberi, i problemi nel settore agricolo lieviteranno.

Detto che la ridotta presenza di ulive sugli alberi che le producono, stando al parere degli esperti, deriverebbe dalla siccità estiva che ha fatto cadere dall’albero i fiori dell’ulivo prima che generassero l’agognata uliva da cui ricavare successivamente l‘olio e precisato che la carenza del prodotto riguarda prevalentemente gli ulivi storici, ossia quelli millenari, mentre le nuove piantagioni si presentano alquanto ricche del prodotto, tanto premesso soffermiamoci su qualche aspetto storico della produzione naturale dell’olio in Molise. Tutto nasce e prende le mosse da Licinio, cittadino dell’Antica Roma -ricordiamo che gli antichi romani erano ghiotti di olio extravergine di oliva e ne consumavano a tavola enormi quantità, mentre i massimi scrittori del tempo ne decantavano a josa qualità e pregi- Licinio cui va ascritto il merito storico di aver introdotto tale albero, l’ulivo appunto, in Molise. E’ quanto si legge anche sulle tabelle storico/documentarie installate all’interno del Parco Regionale dell’Olivo di Venafro, alias Campaglione in dialetto locale. La dicitura storica : “Voi forse talvolta passerete per Venafro -vi si legge- e vedrete le petrose falde delle Mainardi ricoperte dell’albero sacro a Minerva.

Dimandate a quegli abitanti qual nome esso abbia ? Tutti vi risponderanno Licinio. Quando sarete al sesto miglio di là da Venafro sulla via che conduce a Capua nel sito appunto ove il Durone (fiume San Bartolomeo) scarica le sue acque nel Volturno (nelle Pentime) voi vedrete una colonna sulla quale leggerete queste parole : <Questo monumento i buoni cittadini di Venafro hanno innalzato all’ottimo loro concittadino Licinio il quale il primo ha introdotto nelle terre venafrane l’utile ulivo. Verrà un giorno o passeggiero e questo monumento non vi sarà più. Sarà stato anche Venafro e delle sue leggi e delle vittorie dei suoi figli la fama ne parlerà appena simile al vento che bisbiglia tra la valle di Picino ma noi abbiamo imposto il nome di Licinio all’ulivo che era suo dono onde i posteri possano rammentare il donatore anche quando il tempo avrà distrutto il nostro monumento e la nostra città ed avrà fatto obliare le sue antiche leggi e le sue antiche armi>. Ed allora buona raccolta di ulive a tutti, natura permettendo, per gustare il sapore storico della ricca terra venafrana.






























