Dal 2008 ad oggi abbiamo perso in Cassa Edile 4 mila e 300 lavoratori, 3 milioni e 100.000 ore lavorate e 31 milioni di massa salari, un dimezzamento di fatto del settore delle costruzioni nella nostra regione.
Di fronte a numeri così impietosi e ad una realtà ancor più drammatica che quotidianamente viviamo da tempo, ci riesce difficile trovare parole nuove e diverse da quelle che senza sosta ripetiamo da molti, ormai troppi anni, da quando la crisi ha cominciato a sgretolare inarrestabile le nostre certezze.
In tutto questo tempo abbiamo detto e provato a fare di tutto.
Abbiamo fatto anche grandi sacrifici, spesso dolorosi, cercando di tenere in piedi il nucleo forte di competenze e professionalità delle nostre aziende.
Ci siamo difesi ed abbiamo anche contrattaccato, rivendicando ruolo ed attenzione e proponendo progetti ed idee innovative.
Evidentemente non è bastato.
Un errore, tra quelli che abbiamo commesso, è stato senza dubbio quello di aver dato credito a tanti che non lo meritavano, che si sono dichiarati al nostro fianco per poi immediatamente voltarci le spalle e lasciarci soli con i nostri problemi.
Chi aveva l’obbligo di accompagnarci e sostenerci nella rivendicazione del giusto ruolo da riconoscere alle imprese edili che operano sul territorio e sul territorio lasciano per intero il frutto della propria attività, continua a farsi negare.
Siamo in una fase in cui ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità e fare il proprio dovere.
Nel vuoto lasciatoci dalle istituzioni locali e in particolare dalla Regione Molise che non ha mantenuto gli impegni assunti, abbiamo deciso di CHIUDERE LE NOSTRE ATTIVITA’.
La nostra non è però una resa. E’ solo un’enorme rabbia collettiva che si tramuta in un ennesimo grido provocatorio.
Non siamo alla ricerca di attenzioni o di beffardi attestati di solidarietà, tutt’altro.
Abbiamo ancora voglia di combattere, sbeffeggiare la crisi e provare un’ultima volta a guardare al di là del nostro amaro presente per raccogliere la sfida del futuro con le ultime energie che ancora ci restano.
Ma ad una condizione.
Coloro che ci hanno voltato le spalle, che si sono negati, che ci hanno lasciato soli, si assumano le proprie responsabilità dichiarandosi causa di tutto ciò.
Riconoscere i propri errori è l’unico serio punto di partenza per ricostruire il nostro settore in questa regione.































