I dirigenti di Rete Ferrovie Italiane hanno riferito di aver fatto controlli e di aver associato Munaciello a Sandokan
“Non ho mai avuto a che fare con Nicola Schiavone dal punto di vista professionale però l’ho conosciuto perchè frequentavo gli uffici di Roma. Chiesi a Paolo Grassi chi fosse perchè frequentava assiduamente gli uffici e mi disse che era un consulente di alcune imprese”.
Sono le dichiarazioni rese da un dirigente Rfi in aspettativa nel processo sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi negli appalti delle Ferrovie dello Stato, che si sta celebrando dinanzi la terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Giuseppe Meccariello, con a latere Raffaele Ferraro e Anna Sofia Sellitto.
Escusso dal sostituto procuratore della Dda di Napoli Graziella Arlomede l’ingegnere ha riferito anche di una discussione avuta con un un collega Ferdinando Cinelli dove il teste stigmatizzava il comportamento proprio del collega di uscire a cena coi fornitori, “non bisognava parlare di cose aziendali a colleghi che si occupano di altro, occorre riservatezza”, ha sottolineato il dirigente aggiungendo, “consigliai a Cinelli di stare attento perchè Schiavone apparteneva ad una famiglia di cammorristi così avevo letto. Il mio rapporto con lui cambiò specialmente quando seppi che aveva riferito Cinelli il contenuto della nostra discussione a quella cena che fecero a Roma”.
E’ stato escusso un altro dirigente della Rete Ferrovie Italiane, che all’epoca dei fatti era direttore di produzione, “ho conosciuto Nicola Schiavone perchè mi fu presentato dal mio capo Maurizio Gentile. Mi è stato presentato come un imprenditore nel settore tecnologie e opere civili che aveva interesse a capire quali erano i criteri di qualificazione delle ditte per la partecipazione delle gare in Ferrovie. Parlai con lui ma non comprendevo cosa venisse a fare e quando cercai di capire Schiavone mi fornì indicazioni sulla barriera d’ingresso per partecipare agli appalti”.
L’ingegnere ha poi precisato che le “interlocuzioni con Schiavone erano insistenti così chiesi informazioni su di lui ad un amico a Napoli e l’amico mi disse di stare attento perchè il suo cognome era pesante ed era legato a Schiavone Sandokan. Lo dissi al mio capo Gentile e lui mi disse che frequentava la politica e ci poteva servire ma che si sarebbe informato. Dopo un pò Gentile mi disse che aveva parlato con Salvatore Margiotta il sottosegretario ai trasporti che gli aveva riferito che non c’erano legami”.
Nonostante le rassicurazioni del sottosegretario di riferimento e del capo il teste ha riferito di un incontro chiarificatore con Schiavone dove gli chiedeva di non avere più rapporti con lui, “prendemmo un caffè a Roma Termini e gli dissi che il suo cognome era pesante e che mi sentivo in difficoltà e che non volevo riceverlo più in ufficio a meno che non ci fosse un contratto con la mia amministrazione”. Il teste ha poi riferito che nonostante l’ammonimento, “Schiavone si presentò dal mio responsabile di ingegneria e si presentò come responsabile che con noi aveva un contratto e mi dissero che si sarebbe occupato della parte tecnica”. L’ingegnere ha riferito dei rapporti di amicizia tra Schiavone eil sottosegretario Margiotta e dei suoi rapporti con quest’ultimo tanto da esser stato spesso a cena con entrambi e che gli incontri tra Schiavone e Margiotta erano perlopiù per motivi politici”.
Alla provocazione del pm della Dda sulle eventuali influenze di Schiavone sulle nomine all’interno dei vertici Rfi dato che in una di queste cene lo stesse teste era in valutazione per altri incarichi, l’ingegnere ha risposto che “aveva il potere di influire sulle nomine ma non lo fece con me”. Il teste ha poi riferito di essersi occupato della vicenda dei Pai Pl per la sperimentazione e che “Schiavone mi venne a parlare perchè 2 aziende delle 3 che erano incaricate della sperimentazione avevano più facilità nella installazione rispetto a quella che rappresentava lui il Connsorzio Stars. In effetti c’erano delle criticità poichè in alcuni territori dove dovevano essere installati i Pai Pl mancavano i sitemi elettrici per alimentarli”. Dal controesame del teste dalla difesa di Nicola Schiavone è emerso che le interlocuzioni fastidiose erano regolari accessi negli uffici Rfi. Si torna in aula a giugno per l’escussione degli ufficiali della Dia.
Sono finiti sotto processo Nicola Schiavone (o’munaciello), Vincenzo Schiavone ( o’trick), Nicola Puocci, Vincenzo Apicella, Francesco Salzillo, Gennaro Diana, Salvatore Diana, Giancarlo Diana, Vincenzo Diana, Luigi Diana, Mario Diana, Luigi Schiavone, Fioravante Zara, Mario Zara, Giuseppe Fusco, Luigi Belardo, Angelo Massaro, Antonio Petrillo, Luigi Petrillo, Marco Falco, Claudio Puocci e Caterina Coppola. Le accuse sono a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giovanni Esposito Fariello, Pasquale Gatta, Umberto Del Basso De Caro, Mirella Baldascino, Alfonso Furgiuele, Mario Griffo, Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora, Antonio Ciliberti, Claudio Botti, Mauro Valentino, Ferdinando Letizia, Pasquale Diana, Giuseppe Stellato, Alessandro Ongaro, Antonio Cardillo, Domenico Caiazza, Maddalena Russo, Carmine Speranza, Emilio Martino, Lia Colizzi, Carlo Madonna.
Redazione





























