di Redazione
In un contesto di discussione in merito al nuovo POS approvato dalla struttura commissariale, e considerata la riorganizzazione dei punti nascita dislocati su tutto il territorio regionale, assume una certa importanza la mozione volta alla tutela della vita approvata nella seduta odierna del consiglio comunale di Campobasso con 11 voti favorevoli e 8 contrari tra cui la Sindaca, i consiglieri presenti del PD, di Italia VIVA e di AVS. Una proposta depositata dalla consigliera Stefania Di Claudio, insieme al suo gruppo politico, che mette al centro del dibattito il diritto supremo alla vita e la tutela della maternità fragile. “Una discussione dibattuta ed emotivamente sentita – conferma la Di Claudio – che impegna il Sindaco e la Giunta a sollecitare l’ASReM affinché venga installata anche nel nostro territorio una ‘Culla per la Vita’”. “L’iniziativa nasce dalla necessità di offrire una risposta concreta e sicura a quelle situazioni di estrema disperazione che, purtroppo, continuano a riempire le pagine di cronaca. Si pensi ai recenti fatti di Bergamo, dove un neonato, che oggi sappiamo chiamarsi Pietro, è vivo ed è stato salvato proprio grazie a questo presidio; noi istituzioni – sottolinea Di Claudio – non possiamo rimanere indifferenti dinanzi ad un gesto del genere, anzi, abbiamo il dovere di non lasciare indietro nessuno”. La mozione non si è limitata a una richiesta tecnica, ma ha affondato le radici nei principi della Costituzione Italiana. Richiamando gli Articoli 2 e 31, nel documento si è sottolineato come la Repubblica sia chiamata a proteggere la maternità e l’infanzia, favorendo tutti gli istituti necessari a questo scopo. In Molise, il riferimento normativo è la Legge Regionale 13/2014, che promuove il sistema integrato dei servizi sociali a tutela dei più deboli. In Italia, le uniche regioni a non avere ancora l’installazione delle “Culle per la Vita”, stando alle ultime ricerche condotte nel 2023, sono la Calabria, il Friuli Venezia Giulia, il nostro Molise, la Sardegna e il Trentino-Alto Adige. “La Culla per la Vita non è solo un dispositivo tecnologico dotato di sensori e riscaldamento h24, ma è un’estrema rete di salvataggio” – spiega la Di Claudio. “Sebbene il parto in anonimato sia già garantito per legge (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) negli ospedali, esistono zone d’ombra fatte di solitudine e paura in cui una donna può non avere la forza di presentarsi in un reparto sanitario. Esistono anche donne travolte dal peso della depressione post-parto che hanno bisogno di una via d’uscita sicura”. La Culla è l’alternativa d’amore all’abbandono. È la certezza che un neonato riceverà cure immediate e che una madre sarà protetta dall’anonimato, senza giudizi, nel pieno rispetto del suo dolore. “Proteggere la vita fin dal suo primo respiro è un dovere che supera ogni confine politico, concluede la Di Claudio, è una promessa che facciamo al futuro.”





























