Non c’è più grande ingiustizia di parti eguali tra diseguali, ma il Governo sembra non considerare questo provato principio. E così, mentre viene confermata l’intenzione di ridurre la TASI sulla prima casa a tutti indistintamente, ai proprietari di ville come a quelli di case popolari, contemporaneamente viene stabilito che di flessibilità verso il pensionamento se ne parlerà solo nel 2018.

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In questo modo, non si tiene più conto di un concetto elementare: non tutti i lavori sono uguali e non tutti possono andare in pensione alla stessa età. Noi auspichiamo che il Governo, che pure aveva ripetutamente manifestato questo stesso intendimento, ritorni sui propri passi e consenta ai lavoratori di poter accedere alla pensione in una fascia di età tra i 62 e i 67 anni, volontariamente e senza ulteriori penalizzazioni.

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