di Giovanni Minicozzi

Riporto integralmente la denuncia di una paziente che ben descrive quello che accade al pronto soccorso del Cardarelli.
In base a tale forte rimostranza dobbiamo dedurre che con la nomina del presidente Donato Toma a commissario straordinario per la sanita’ il servizio ha subito un ulteriore e insopportabile peggioramento.
Da evidenziare che le stesse criticita’ si registrano anche al S. Timoteo di Termoli e al Veneziale di Isernia.
Intanto continuano i disservizi del 118, disservizi creati dalla cooperativa “La Fenice” di Sassuolo mentre al Cardarelli permangono i percorsi misti per l’accesso al reparto di terapia intensiva.

Qui di seguito la denuncia della paziente resa pubblica attraverso i social:

“Non riesco ancora a dimenticare la giornata trascorsa davanti al Pronto soccorso del Cardarelli . Non sto a specificàre il perché mi trovavo lì, perché tutto si è risolto bene nel giro di dieci ore, ma l’attesa già ansiosa per i problemi personali , si è amplificata a causa della situazione in cui si trova la struttura.
Pazienti sospetti Covid che giravano in attesa del tampone, pazienti anziani che aspettavano il ricovero nelle ambulanze, operatori delle ambulanze che non potevano prestare soccorso perché avevano le ambulanze ferme con i pazienti, parenti che protestavano con l’infermiere dell’accettazione , litigi fra parenti, tutti attaccati ai cellulari, atti di violenza verbali e non solo, tanto da dover chiamare le forze dell’ordine e noi, quelli che ancora riuscivano a mantenere la calma, passeggiavamo sotto il sole cocente cercando ogni tanto di far calmare i più focosi. Decido ad un tratto di uscire e di andare al bar. All’ingresso il rilevatore della temperatura suona e la guardia mi blocca. Ho 38,4 di febbre . ” ma io sto bene, ho fatto il vaccino e ho pure il green pass” gli dico e lui mi risponde che sono accaldata e quindi devo prima ri frescarmi. Cerco un angolo all’ombra, aspetto un po’ e ci riprovo. La temperatura è scesa, mi fa entrare, compro una bottiglia d’acqua e torno nell’inferno del pronto soccorso. La situazione è sempre la stessa, anzi è peggiorata, forse perché siamo tutti a digiuno , cominciano a scarseggiare le bottiglie d’acqua nelle macchinette, il sole è rovente e persino l’alimentari e il bar hanno chiuso. Aspetto con trepidazione la telefonata notizie di chi è dentro, finalmente arriva, tutto a posto, ma dobbiamo aspettare il medico che legge le carte per le dimissioni. Era solo un semplice mal di pancia , capita! Dico a me stessa che ora sono disposta a sopportare il caldo, l’attesa, il “casino ” che c’è, e ringrazio il Signore che tutto sia andato bene, ma il giorno dopo, a casa, continuo a pensare a quel povero infermiere che ha rischiato una bottigliata di acqua sulla faccia, a quei poveri pazienti che aspettano ore nelle ambulanze, a quelle persone che hanno bisogno di essere soccorse e aspettano un’ambulanza, a quei poveri parenti che aspettano notizie , a quei pochi medici che si devono fare in quattro per fare il loro dovere . C’è poco da mantenere la calma, ma ce la dobbiamo mettere tutta. Non è lì, al pronto soccorso che possiamo sbraitare affinché ci venga assicurata l’assistenza nei modi e nei tempi giusti, ma altrove, dove chi decide sulla nostra pelle se ne sta seduto in poltrona con il condizionatore acceso e un conto in banca che gli permette di farsi curare dai privati”.

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