castel del giudice

di Redazione

Nel piccolo centro in provincia di Isernia, progetti locali ed europei di ripristino e conservazione riportano vita in un territorio destinato all’abbandono: un grande laboratorio di sviluppo sostenibile a cielo aperto.

Castel del Giudice è uno di quei luoghi che sembrano resistere al tempo e all’oblio con una tenacia tutta appenninica; un borgo che ha saputo trasformare la propria marginalità geografica in un laboratorio di sviluppo sostenibile, diventando punto di riferimento nazionale per il recupero delle aree interne attraverso la valorizzazione delle risorse naturali e culturali. In questo territorio sono infatti attivi numerosi progetti focalizzati su agricoltura sostenibile, rigenerazione, conservazione e biodiversità, finanziati tra gli altri dal Bando Borghi del PNRR o dal più recente LIFE ClimatePositive, cofinanziato dall’Unione Europea per mitigare il cambiamento climatico e valorizzare i prodotti e i servizi generati dalle foreste. Oggi Castel del Giudice che conta appena trecento abitanti, è un paese che è diventato un esempio di rinascita delle aree interne attraverso una serie di progetti, tra cui trentacinque ettari di terreno agricolo in disuso trasformati in meleto biologico, con un modello di azionariato diffuso che coinvolge cittadini, investitori privati e amministrazione; case e i fienili in pietra del nucleo rurale che sono stati recuperati e trasformati in un albergo diffuso; scuole abbandonate trasformate in residenze sanitarie assistenziali; forni di comunità e incubatori culturali. “Castel del Giudice continua a investire su un’idea di sviluppo che mette al centro la tutela del territorio e la valorizzazione delle sue risorse naturali” conferma Lino Gentile, Sindaco del paese “Anche il bosco, in questa prospettiva, non è solo un elemento del paesaggio, ma un’infrastruttura ecologica capace di generare servizi ecosistemici e nuove opportunità economiche per le aree marginali. La sfida è trasformare la cura dell’ambiente in una leva concreta di futuro, lavoro e coesione per la comunità”. Tra gli interventi che stanno contribuendo alla rinascita, anche attività selvicolturali, eseguite nelle superfici silvo-pastorali che circondano il borgo, con l’intento di recuperare aree abbandonate, valorizzare il bosco e migliorare la fornitura di servizi ecosistemici, raggiungendo così scopi diversi oltre alla semplice rigenerazione forestale. Di recente, nei pressi del fiume Sangro, in un prato non più utilizzato (in località Bosco della Selva), sono state impiantate specie arboree come abete bianco e frassino, utili per lo stoccaggio del carbonio e la produzione di legname pregiato da opera, insieme a nocciolo micorrizato, per la produzione di prodotti non legnosi come frutta secca e tartufo. Lo stesso nocciolo micorrizato è stato usato anche per avviare la rinaturalizzazione di un rimboschimento abbandonato (in località Bosco Casale), congiuntamente all’eliminazione di piante alloctone, sempre con la duplice funzione di produzione di frutta secca e tartufo, due specialità locali. La micorrizazione è una tecnica in grado di aumentare la resilienza degli impianti forestali e che consiste nell’arricchire le radici con ceppi di funghi che lavorano in simbiosi con la pianta. Entrambi gli interventi sono stati finanziati dal progetto europeo LIFE ClimatePositive, coordinato da Etifor e gestito da alcuni tra i maggiori esperti italiani del settore forestale tra cui Forest Stewardship Council (FSC) Italia e ETICAE – Stewardship in Action. “Grazie al progetto LIFE ClimatePositive abbiamo l’opportunità di sperimentare interventi selvicolturali volti alla riqualificazione di ecosistemi abbandonati o degradati, ed al contempo migliorare la fornitura di servizi ecosistemici che i boschi possono offrire” dice Caterina Palombo, Responsabile gestione ambientale sostenibile di ETICAE “A Castel del Giudice due aree marginali e economicamente improduttive potranno trasformarsi in nuclei importanti per la mitigazione del cambiamento climatico e lo sviluppo di filiere locali di valore”. Poco fuori dal centro abitato si trova un’interessante attività produttiva, nata nel 2019 per volontà di un gruppo di cittadini e cittadine che ha deciso di fare dell’apicoltura uno strumento di coesione sociale, rigenerazione ambientale e sviluppo economico locale. Si tratta dell’apiario di comunità, progetto che oggi conta più di 30 apicoltori che lavorano fianco a fianco, condividendo saperi, strumenti e responsabilità. Le api qui non sono solo produttrici di miele: sono indicatori fondamentali della salute di un ecosistema. La loro attività di impollinazione è essenziale per il mantenimento della biodiversità vegetale, e la loro presenza — o assenza — è un termometro sensibilissimo dell’equilibrio ambientale di un territorio. “La nostra realtà rende concreti e tangibili i benefici ambientali per il territorio” – commenta Emanuele Scocchera, responsabile di Melise, azienda agricola che dal 2003 si prefigge di recuperare i terreni in stato di abbandono o di semi-abbandono del comune di Castel del Giudice per ridare loro valore, e che gestisce l’apiario di comunità. “Ma l’innovazione per il territorio è fatta anche e soprattutto di persone. Melise oggi dà lavoro stabile a una decina di persone e a lavoratori stagionali”.

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