pictorial lakes of Italy - San vincenzo in autumn colors

di Redazione

Sulla questione si parla da tempo e le posizioni come sempre accade non trovano l’unanimità nelle soluzioni. Senza entrare nel merito della specifica questione, proviamo a dare spazio a chi pensa la realizzazione della nuova Centrale Enel a Pizzone, come una cosa da non fare, così come lo faremmo con chi, invece non la vede così. E poi ci sono anche coloro che provano a citare il loro pensiero, chiedendoci uno spazio per farlo conoscere. Da Nino Di Iorio riceviamo queste considerazioni, e come tali le pubblichiamo.

“Si discute molto del progetto Enel della realizzazione della centrale idroelettrica Pizzone II. Si sono formati due fronti di pensiero: uno a favore ed uno a sfavore. E’ ovviamente legittimo. Io non intendo manifestare pensiero alcuno circa l’utilità o il danno che comporterebbe la realizzazione della centrale, ma voglio semplicemente pormi in terza posizione. Mi spiego. Mi sembra di aver capito che in sostanza sono due le ragioni che contrappongono il fronte del “no” all’opposto schieramento: motivi di salute e motivi di difesa dell’ambiente. Messa da parte la prima questione (importantissima), perché la risposta ai paventati pericoli deve provenire da un comitato tecnico scientifico e non da pareri di singoli interpreti (che potrebbero essere anche partigiani), noi comuni cittadini possiamo discutere semplicemente dell’impatto ambientale (tanto per usare una locuzione che piace ai benpensanti, anzi ai benparlanti). Occorre prima di tutto prendere atto del fatto che i negazionisti, organizzati e non  in comitato, manifestano e si rendono visibili, mentre coloro che la pensano diversamente sono silenziosi, evitando di apparire, se non costretti.

Osservazioni di cittadino.

Credo che sia opportuno ricordare che nel corso degli anni cinquanta fu realizzata la centrale Pizzone I, il cui tubo di adduzione è ben visibile, perché scende dalla sommità del monte Mattone fino alla sua base, dove alimenta le turbine della centrale stessa, tagliandolo per l’intera altezza. Fu scempio?

L’acqua proviene dal lago di Montagna Spaccata (Alfedena) e giunge alla sommità del monte Mattone (Pizzone) attraverso una galleria, all’uopo scavata nella pancia del monte, prima di precipitare nel condotto. Dopo aver alimentato la Pizzone I, attraverso un’altra galleria, la stessa acqua giunge all’invaso di Castel San Vincenzo dal quale riprende il viaggio verso Rocchetta, dove alimenta altra centrale, precipitandovi attraverso altro condotto che ferisce parimenti la natura. Fu scempio? A Colli, solo per menzione, vi sono altre due centrali – salto I e salto II -).

Non può essere trascurato di considerare che quello di Castel San Vincenzo non è un lago naturale (nel senso ovvio che non lo ha creato la natura), ma è un lago artificiale (cioè opera dell’uomo), altrimenti detto bacino o invaso. Questo solo per dire che per la sua realizzazione fu necessario disboscare, deforestare, dissodare, liberare, scavare ettari di terreno (ognuno può utilizzare il verbo che più gli aggrada), per realizzare un’ opera che impegnò notevoli risorse finanziarie ed umane con l’ovvia ricaduta sull’economia locale. Fu scempio?

La prima domanda che sorge al comune cittadino è questa: perché i progetti di allora non suscitarono proteste da parte delle popolazioni? La società era meno (o non) rispettosa dell’ambiente? Era meno sensibile? Bah! Fatto sta che non vi fu interferenza per evitare le notevolmente impattanti opere preparatorie per la realizzazione delle centrali e dell’invaso.

Ognuno, legittimamente, avrà le proprie teorie o le proprie preferenze e – ripeto – ciò è legittimo. Chi di competenza farà le valutazioni del caso e poi la centrale si farà o non si farà: chi vivrà, vedrà. Alla fine sarà la politica (quella grossa) a decidere.

Quello che oggi appare non totalmente chiaro è il formarsi del coro del “no”, al quale si sono via via agganciati un po’ tutti: alcuni Comuni, Provincia, Regione, formazioni politiche, associazioni, enti vari, novelli condottieri, singoli anelanti alla visibilità ecc. Anche questo è legittimo. Si è improvvisato corista perfino l’abate di Montecassino (che Dio guardi!), fino ad oggi assente alle problematiche del territorio, che ha scritto addirittura al Presidente della Repubblica!

Io non so se l’opera progettata possa essere di vantaggio o di svantaggio: osservo umilmente solo che mi suona strumentale la multi colorita congrega di coloro si gridano “no”. Mi appare strano l’unisono di coristi che per decenni non si sono mai interessati del bacino, del turismo, dell’inarrestabile e scoraggiante spopolamento, della grave penuria di servizi che penalizzano i paesi dell’alto Volturno. Non vorranno mica sostenere che la loro assenza e la loro inerzia debbano essere interpretati nel senso contrario? Non vorranno mica dire che il loro antico menefreghismo debba essere inteso come difesa dell’ambiente, dal momento che nulla avendo fatto… tutto è rimasto intonso? Suvvia! 

Non sarebbe stato forse più opportuno agire con meno clamore? Oggi tutti amano l’ambiente, il verde (il “green”, come amano dire gli snob), l’ecosistema, il paesaggio ecc. Legittimo essere a favore e legittimo essere contro da parte di chi lo desidera, ma gareggiare pur di non rimanere fuori dal gruppo appare ricercato e forse potrebbe apparire (o essere) strumentale da parte di taluni (a proposito, quanti dei signori con il megafono conoscono i luoghi? Quanti nel corso della loro vita si sono adoperati per la sopravvivenza dei paesi interessati? Quanti sanno delle problematiche quotidiane che le popolazioni vivono da anni, abbandonate al declino e all’indifferenza? Forse qualcuno oggi anela ad uno sgabello? Mi auguro di no. Si vedrà.

L’uomo, da sempre, ha messo le mani sulla natura: non intendo partire dai misteri della nascita della natura (perché nulla so), non voglio indagare sulla prime presenze umane (perché poco so), ma mi vien da considerare che se Qualcuno ha creato la natura e poi l’uomo l’abbia fatto per una necessaria convivenza, altrimenti non vi sarebbe ragion d’essere dei due elementi. 

Non voglio ricordare le opere dei popoli italici, ma mi si consenta almeno di ricordare che i Romani hanno tracciato le consolari, scavate gallerie, costruiti ponti magnifici e acquedotti che ancora resistono, manomettendo in ogni occasione la natura. Fu scempio? Viaggiamo su strade e autostrade e su treni, attraversando ponti e gallerie. E’ stato scempio? Cerchiamo l’energia pulita con pale eoliche e pannelli solari, impiantandoli dove vento e sole non mancano, occupiamo e variamo la natura in ogni occasione. E’ scempio? Aeroporti, porti, stadi, centri commerciali ecc. sono realizzazioni dell’uomo che abbatte, spiana, cementifica. Sono anch’essi scempio? Basta riflettere poco per intendere.

Il fronte del “sì”, anch’esso legittimo, non si palesa, non fa sentire la sua voce, non si organizza in comitati, non grida, è costituito evidentemente da chi l’opera vuole e condivide. Penso a piccoli imprenditori che sperano subappalti di piccole operazioni di contorno all’opera che sarà necessariamente appannaggio di grandi società all’altezza della situazione, penso a chi spera di avere la possibilità di lavorare per alcuni anni restando a casa propria, penso all’indotto che inevitabilmente si crea intorno alla realizzazione di grandi opere. Penso ai titolari di piccole imprese boschive che si fregano le mani, ad attività ricettive e di ristorazione ecc. Penso così solo perché ricordo che in occasione della costruzione della centrale di Pizzone (che oggi viene chiamata Pizzone I) questo accadde e diverse famiglie di tecnici affittarono casa nel paese e vi restarono almeno per un decennio. Ma a che serve pensare!

La conclusione è che la natura e l’uomo sono una coppia convivente e che l’uomo le deve rispetto nel godersela al meglio e utilizzandola per fini utili alla collettività: occorre che la realizzazione delle opere avvenga preservando entrambi, perché l’una senza l’altro non ha senso di essere e viceversa. Le opere vanno realizzate se nel contempo venga portato rispetto ad entrambi i termini del binomio, non vanno realizzate in caso contrario (credo che anche il Papa abbia espresso lo stesso pensiero).

Significativa (e porta riflessioni di vario contenuto) è stata l’apertura di Legambiente, secondo la quale il progetto è da attenzionare e da accompagnare, meritando la revisione utile per superare le criticità che il progetto presenta, ma non ha escluso la sua realizzazione, che si innesta nella questione “transizione ecologica”, definita come “quel processo di innovazione tecnologica e rivoluzione ambientale volto a favorire l’economia e lo sviluppo nel rispetto dell’ambiente e della sua sostenibilità”. Sintomatico, di conseguenza, è il nuovo progetto di ridimensionamento da parte dell’Enel che non ha potuto non riflettere sulla problematica sollevata: ai protestanti va riconosciuto il merito. I debiti dell’ente verso la Regione? Sono questione strumentale. Non saranno un ostacolo: basta pagare.

Alla fine del clamore, se l’opera non si farà avranno avuto ragione quelli che oggi si oppongono, saranno soddisfatti e se ne vanteranno, se invece si farà avranno avuto ragione quelli che oggi non si oppongono, saranno soddisfatti e se ne vanteranno parimenti. Se, nonostante tutto, dovessero insorgere impedimenti assoluti al matrimonio, non conosciuti o sfuggiti all’attenzione di tutti, sarà soddisfatto il binomio uomo/natura, che si vanterà di ritornare indisturbato nell’oblio in cui vive e di essersi sottratto a qualsivoglia interesse.

Quanto poi al reclamato non coinvolgimento di terzi nell’incontro che vi è stato tra Enel e Comune di Pizzone, il cittadino qualunque osserva che l’appuntamento era stato programmato tra due enti legittimamente rappresentati: l’Enel da propri funzionari delegati e i cittadini dal Sindaco e dai suoi collaboratori, ciò non escludendo un eventuale confronto con la popolazione, qualora dovesse manifestarsi utile, necessario ed opportuno.

Infine, mi appare  coraggiosa, puntuale e serena la posizione non negazionista assunta dal sindaco di Pizzone, che ha precisato con dovizia il SUO pensiero in piena responsabilità e autonomia: coraggiosa per non essersi fatto attrarre dalle Sirene, puntuale per essere stato esaustivo, serena perché intesa a voler capire bene e vedere meglio.

C’è solo da augurarsi un epilogo mediato della questione che non potrà essere vanto né per i negazionisti né per i possibilisti, ma solo risultato di opere di utilità ben fatte, rispettose della natura e di chi la vive ogni giorno, senza sporcarla, senza inquinarla e senza ferirla.

La visibilità attrae, il silenzio spera, ma saranno altre ragioni a dare risposte.

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