di Michelangelo Merisi
Doveva essere tanta la paura di andare sotto con i numeri se, sulla denuncia ad una cittadina molisana attraverso l’Avvocatura regionale, la maggioranza retta da Donato Toma ha avuto bisogno di ricorrere alla solita stampella del Partito democratico e dei 5stelle attraverso i soliti consiglieri regionali funzionali allo stesso Donato Toma. Così la mozione per chiedere la revoca della delibera di Giunta in cui si stabilisce di denunciare Giovanna Ruggiero, la collaboratrice di Iorio rea di aver scritto su facebook che il governo regionale ha trasmesso a Roma dati falsi sul numero dei posti letto di terapia intensiva Covid nel pieno della pandemia, ecco, quella mozione finisce 8 a 10 per Toma grazie all’assenza del segretario regionale del Pd e del consigliere campobassano pentastellato. Martedì 20 luglio, quando le opposizioni si sono ritrovate con un numero in più a causa delle assenze in maggioranza, i 5stelle hanno deciso di rinviare la discussione.
I timori di Toma erano legati ai comportamenti di Armandino D’Egidio, che stavolta ha fatto registrare la sua fedeltà al sistema Toma, e la posizione del capogruppo di Orgoglio Molise, Gianluca Cefaratti che al contrario ha dimostrato di non essere funzionale all’isteria politica del governatore.
In mattinata, prima dell’inizio dei lavori, ancora qualche minuto di riunione di maggioranza per definire le ultime limature. Ma già venerdì 30 luglio sembra che Toma abbia chiesto contezza sul comportamento dei gruppi consiliari alla Giunta. “Voglio conoscere la vostra posizione entro le ore 19” si racconta abbia scritto agli assessori che, da Calenda, Pallante e Niro avrebbero risposto giurando fedeltà al re.
Micone, si racconta, dal canto suo si sarebbe reso disponibile a trattare con l’ex vice presidente della Giunta Frattura oggisegretario del Pd, visto il forte legame che lega il presidente del Consiglio a Vittorino Facciolla. Così il pentastellato De Chirico e l’ex renziano Facciolla, firmatari della mozione che chiedeva la revoca, decidono di anticipare le ferie visto il caldo afoso di questi giorni. “Hanno chiesto congedo” comunica Micone all’ apertura dei lavori il che basta a non farsi sottrarre i 200 euro di gettone di presenza anche senza valido motivo per l’assenza.
Pochi interventi. Apre Greco, prosegue la Fanelli, continua Iorio, si giustifica Cavaliere, chiude Toma.
Greco parla della “pagina più buia dell’oscurantismo regionale” riferendosi alla “macchina del fango che ha colpito anche me e la mia famiglia” senza spiegare che c’azzecca la macchina del fango,che può essere anche interpretata come diritto di cronaca se racconta la verità, con un post su facebook che poneva l’accento su eventuali menzogne del governo Toma criticando anche gli stessi 5stelle che, proprio sul numero dei posti letto di terapie intensive, non erano stati incisivi nei controlli. Greco parla alle sedie vuote di Toma, Pallante e Calenda, il trio che meglio di tutti ben rappresenta questa maggioranza insieme a Vincenzo Niro.
“Io sono Giovanna Ruggiero. Querelate anche me” apre l’intervento della Fanelli che parla di una denuncia dettata da “livore che non comprendo” per un post “che non contiene offese” precisa il capogruppo dem lasciata sola in aula dal suo segretarioregionale a perorare la “dignità dell’articolo 21 della Costituzione e la dignità del Consiglio regionale”. I bene informati raccontano che ormai i due, Fanelli e Facciolla, non si rivolgono neanche più la parola e che, in più di un’occasione, l’ex vice di Frattura non ha neppure votato gli atti presentati dal suo capogruppo Fanelli.

“ La denuncia è una minaccia a chiunque si permetta di criticare” dichiara Michele Iorio che vede coinvolto la sua collaboratrice vittima di questo atteggiamento minaccioso del governo Toma che, in una delibera contenente anche il nome della querelata senza mostrare il benchè minimo rispetto della privacy vuole trasmettere “un avvertimento a tutti i cittadini”. Parla di “uso privatistico della funzione pubblica” il buon Iorio che definisce il comportamento di Toma “patologico” perché “tende ad identificare la sua persona con l’ente regione. Non sei la regione – dice Iorio alla sempre sedia vuota di Toma – sei solo il presidente”. Che durerà cinque anni più per codardia dei consiglieri piuttosto che per meriti, si potrebbe aggiungere.
Parla, come se stesse sotto minaccia, l’assessore Cavaliere. In un discorso di cui si è fatto fatica a comprenderne il senso, sviluppando argomenti che andavano dalla “mitezza del mio carattere” fino alla necessità di dire pubblicamente che “la mia assenza alla Giunta che ha approvato la delibera in questione” non voleva significare una presa di distanza “perché in politica prevalgono le scelte collegiali della maggioranza che dura 5 anni. E io non posso che essere organico a questa maggioranza” ha annunciato con sguardo a terra, testa bassa, voce che faceva fatica a tirare fuori le parole. Della serie: mi dispiace per i rapporti personali, ma se non faccio questa dichiarazione mi tolgono l’assessorato. Tacciono gli altri consiglieri di maggioranza, funzionali con il voto pro Toma per poi magari dire a voce che la pensavano diversamente.
Ecco arrivare Toma che chiude con un’altra grande menzogna: “La delibera non è politica, ma tecnica” addossando ogni responsabilità all’istruttoria – mai fatta – compiuta dalla struttura. Così, tra tante ingiurie ricevute, esposti in procura, commenti diffamatori sui social, il Consiglio prende atto che il reato è stato commesso da una cittadina, non una qualsiasi ma braccio destro di Iorio, che pone una domanda sul numero dei posti letto di rianimazione Covid che avrebbero potuto salvare vite umane.
Nessuno infatti è sceso nel merito della questione: ma è vero quello che c’è scritto nel post, e cioè che a Roma sono stati trasmessi numeri di posti letto di terapia intensiva falsi?
Ecco, su questo, che è già oggetto di denuncia alla Procura della Repubblica, sarebbe stato interessante ascoltare interventi. Magariseri. E magari capire come mai il ministero guidato da Speranza (LEU) e all’epoca da Sileri (5stelle) non abbia accertato la situazione drammatica vissuta dal Molise con i suoi 500 morti in tre mesi nella seconda ondata Covid, quando gli ospedali dovevano essere organizzati, e nel mentre Toma e Florenzano continuavano a dire “va tutto bene”.
Dopo la querela di parte pagata con i soldi dei contribuenti, arriva il turno della scazzottata messa in campo da Maurizio di Tiberio, il collaboratore di Toma a 5mila euro al mese, e un ragazzo che passava per strada. Perché al Molise di Toma il far west gli fa un baffo. Ad interrogare Toma sull’argomento è sempre il consigliere Greco. Le domande sono semplici semplici: i giornali hanno riportato la presunta aggressione a te Toma e al tuo collaboratore Maurizio Tiberio. Tu, Toma hai dichiarato di essere stato insultato dai ragazzi anche in presenza della polizia”. Ed ancora “noi tutti, me compreso, ti abbiamo espresso solidarietà. Il giorno dopo abbiamo ascoltato la versione del ragazzo, Antonio Grosso, che ha dichiarato di essere stato lui vittima di aggressione da parte di Maurizio Tiberio”. Da qui si chiede se è il caso allontanare Tiberio dalla struttura regionale e se si è fatta denuncia. La risposta di Toma? “Non devo dare la mia versione a lei, Greco, ma alla polizia. Lei, Greco, sta istigando alla denuncia e non è giusto. Ad oggi non ci sono elementi che giustificano la sospensione dal lavoro di Maurizio Tiberio”. Poi la campagna di odio sui social, che secondo Toma è alla base del comportamento dei due ragazzi. “Lei ha idea – dice Toma – di quello che scrivono di me sui social anche sotto ai suoi post?”. E chiude: “Io da cittadino ho accompagnato il mio amico col naso sanguinante, l’ho lasciato ai sanitari che non hanno fatto alcuna eccezione a me. Hanno messo un tutore al naso. Questo è tutto quello che ho da riferire”. Stavolta Greco si ritiene insoddisfatto della risposta di Toma che, tra le varie baggianate, si lascia scappare con Greco: “Per essere insultati devi essere qualcuno”. Questo è il livello,
Così n una regione che va a fuoco, dove manca acqua nei Comuni, che si spopola di 11 abitanti al giorno, dove non c’è lavoro, non ci sono ospedali, non ci sono strade nè treni, in un Molise che sta affrontando il quinquennio più buio della propria storia, dove il Covid appare quasi una passeggiata rispetto ai danni provocati da questi amministratori, in questo Molise di Toma è lampante la complicità delle responsabilità in aula che aprono ad una certezza: “il Consiglio regionale – attuale – è percepito come un danno” per il Molise”.
Un Consiglio che, appunto, dura in carica 5 anni che per fortuna volgono al termine, e composto da consiglieri che saranno sottoposti al giudizio elettorale. Da cui quasi nessuno si salverà.






























