di Redazione
La proposta di riforma è stata avanzata dalla Regione Molise, guidata dalla consigliera delegata Stefania Passarelli.
La bozza del nuovo Piano Sociale ha suscitato preoccupazioni tra i sindaci e le amministrazioni provinciali, che temono una centralizzazione eccessiva delle decisioni e una perdita di autonomia per i territori. Il presidente della Provincia di Campobasso, Giuseppe Puchetti, ha espresso forti critiche nei confronti della proposta di riforma degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) in Molise, definendola “inutile e dannosa”. Secondo Puchetti, la riduzione degli attuali sette ATS a tre potrebbe compromettere l’efficacia dei servizi sociali sul territorio e indebolire il ruolo delle amministrazioni locali nella gestione del welfare. I punti critici della riforma evidenziano che una riduzione degli ATS comporta una minore capacità di risposta alle esigenze locali, soprattutto in un contesto di crescente complessità sociale. Inoltre, si teme che la riforma possa portare a una gestione più burocratica e meno sensibile alle specificità dei diversi territori. “Il nuovo piano è stato calato dall’alto senza alcuna costruzione con i territori. Non si tratta di una questione politica di parte, ma del tentativo di limitare ruolo e funzioni degli Enti Locali”. ”Mai, ripeto mai, nella storia di questa Regione, è stata varata una riforma senza un tentativo di mediazione e contro il parere della maggioranza degli Enti Locali – denuncia Puchetti – In passato se non si raggiungeva un accordo, un accettabile punto di concordanza, ebbene ci si fermava, non si andava avanti lungo una strada non condivisa. Si prendevano in considerazione anche le istanze del più piccolo Comune e si ascoltavano i Sindaci, ai quali veniva riconosciuto il ruolo fondamentale di prima istanza degli interessi delle loro comunità. E quale istanza è più importante per i nostri piccoli paesi di quella del sostegno assistenziale agli anziani, alle sempre più diffuse povertà, alle emarginazioni sociali, che dovrebbero costituire il fulcro, il cuore pulsante della riforma e che invece nel progetto vengono solo sfiorate, nel momento in cui il controllo amministrativo dell’Ambito diventa la sola preoccupazione dominante della proposta regionale. Si parla in termini generici ed astratti di tutto – continua il primo cittadino di Larino – ma poi non si individua veramente come affrontare gli interventi sociali, e soprattutto quali siano effettivamente le esigenze delle nostre comunità. Le Amministrazioni locali hanno chiesto, senza ottenere riscontro, di porre al centro delle attività del Piano l’assistenza residenziale e semiresidenziale, soprattutto nella fascia più debole e numerosa e cioè gli anziani, i quali sopravvivono spesso in estrema indigenza e nell’area della povertà”. La Regione non ha tenuto in considerazione né le analisi critiche né le proposte formulate ed argomentate dagli Enti Locali, dimostrando così in maniera fin troppo palese che l’unica preoccupazione è quella di una riforma diretta ad accorpare gli ambiti per assicurare una gestione degli stessi e quindi risulta fin troppo sfacciato il proposito di minare lo spazio di autonomia degli enti locali, di portare a termine un’ operazione clientelare legata alla trasformazione degli ambiti nella gestione consortile e alla previsione di figure dirigenziali degli Ambiti.”






























