Conoscendolo, Gino avrebbe preso la parola e avrebbe interrotto il presidente della Regione Molise che nel giorno del funerale di Di Bartolomeo pare abbia perso completamente il lume della ragione. Trasformando la commemorazione del defunto in autoesaltazione di sé.
A Campobasso in questi ultimi tre giorni non si parla d’altro.
Il funerale di Gino Di Bartolomeo ha lasciato strascichi tra i presenti per il discorso pronunciato dal governatore Toma. Non è dato sapere se le parole siano stato frutto della sua mente o se qualcuno abbia provveduto a dare un indirizzo a quelle “chiacchiere in libertà” incentrate sulla vita dello stesso Toma.
L’arte oratoria, di fronte a cotanta superficialità e ridicolaggine, sarebbe impallidita.
Questa mattina il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone ha chiesto un minuto di silenzio per Gino Di Bartolomeo cercando di recuperare anche la superficialità che pure nei giorni scorsi lo ha contraddistinto alla stessa stregua del presidente della Giunta.
Perché il decesso di un uomo che ha ricoperto il ruolo di presidente della Giunta, senatore, consigliere regionale, assessore regionale, sindaco del capoluogo di regione, ebbene avrebbe dovuto imporre la costituzione di una camera ardente come si sovviene in queste circostanze a prescindere dal colore politico.
Ma non è una novità che il Molise si trovi di fronte ad una classe dirigente che necessita di essere guidata perché di proprio non è in grado di intendere e volere.
Così si è chiesto il minuto di silenzio in un aula, si deve supporre, mezza vuota dal momento che il pentastellato Andrea Greco, dopo le critiche social, ha imparato a ipotizzare almeno la verifica del numero legale. “Non potete chiedere sempre a noi di mantenere il numero legale” ha affermato Greco nel suo intervento ammettendo che in altre circostanze il Consiglio si è tenuto nonostante le assenze dei consiglieri di maggioranza. “Mi risultano presenti” ha risposto Salvatore Micone a cui la dottoressa Scarlatelli, segretario generale del Consiglio dovrebbe ricordare che non basta la firma della presenza ma che i consiglieri devono essere presenti in aula al momento della votazione e della discussione. Insomma, come stare a scuola. Se lo studente entra, la presenza sul registro è assicurata ma se passa cinque ore in bagno o per i corridoi dell’istituto, non adempie al suo dovere.
Tornando al funerale di Di Bartolomeo, Nell’elogio di se stesso Toma ha dimenticato di dire una cosa. E cioè che lo stesso Gino non ha mai nascosto di essersi pentito di aver suggerito la candidatura di Toma alla presidenza della Giunta. Tanto che gli amici più intimi parlano di una frase che lo ha accompagnato in questi ultimi anni: “K cazz e guaie so cumbnat”.




























