Il Documento di economia e finanza regionale approvato dal centrodestra doveva essere un documento che indicasse chiaramente la direzione in cui il Molise vuole andare. Invece, il Defr ci dice che la nostra regione non va avanti, ma resta ferma, e in alcuni settori rischia di tornare indietro. Un testo che nulla ha a che vedere con la realtà che viviamo ogni giorno e con le scelte che il territorio chiede alla politica.
Partiamo da un dato su tutti: per l’ennesima volta si certifica un calo demografico impressionante. Circa 1.500 residenti in meno nel 2025, con un aumento degli anziani e una riduzione dei giovani. La forza produttiva di una regione si misura in chi lavora, crea imprese, paga le tasse; qui, invece, si indebolisce la base economica e cresce il peso sul sistema sanitario e assistenziale. È su questi temi che bisogna tradurre la politica in linee strategiche chiare. Invece, assistiamo sempre allo stesso racconto, agli stessi dati. Zero programmazione di fronte a una cronaca ormai diventata ricorrente.
Veniamo ai numeri: il bilancio dell’Asrem mostra un disavanzo di 27 milioni di euro. Il sistema sanitario è ancora in affanno, tra ritardi, criticità organizzative e difficoltà di controllo. Il nucleo di valutazione sull’appropriatezza delle prestazioni è fermo dal 2021. Se nel documento si annuncia il rafforzamento dei controlli, nella realtà uno degli strumenti più importanti resta inattivo.
Altro nodo sono le note di credito per circa 120 milioni di euro: se non derivano da controlli sulle prestazioni inadeguate, occorre chiarire da dove nascono e come evitare che il meccanismo di anticipi e recuperi si ripeta. Oggi sembra che, in molti casi, la Regione finisca per fare da cassa per il privato accreditato, anticipando liquidità invece di ridurre preventivamente i budget.
Emblematico il caso di Neuromed in merito all’assistenza ospedaliera: su 24 milioni di euro annui, 17 vanno a pazienti extraregionali, solo 7 a residenti molisani. Se le note di credito servono proprio a recuperare queste somme e il recupero è difficile, perché non ridurre gli anticipi a monte?
Nel mentre, si parla di chiusura di una delle due emodinamiche tra Termoli e Isernia, con un costo annuo di 1,8 milioni di euro, mentre si continuano a stanziare milioni e milioni per gli extraregionali. Il messaggio che passa è che il problema sia nel pubblico, ma il pubblico ha già chiuso molte strutture, mentre il privato resta in una posizione di sostanziale favore.
E ancora, si parla di investimenti in tecnologia e software, ma il Molise resta all’ultimo posto in Italia per consensi rilasciati al trattamento dei dati personali nel Fascicolo sanitario elettronico. Un problema che non si può scaricare solo sui cittadini: serve invece più informazione, più trasparenza e un salto culturale.
Lo stesso vale per il Registro tumori, pubblicato nel 2024 su dati del 2017, con evidenti ritardi di aggiornamento. Per non parlare di Molise Dati: non si capisce perché, pur avendo una società in house, continuiamo a comprare software da società esterne.
Anche sul turismo, il Defr è incoerente: si parla di destination management, ma si ignora il piano strategico varato pochi anni fa. Intanto, il bando da 1 milione di euro risalente all’anno scorso è ancora bloccato dai ricorsi al Tar, proprio perché scritto male. Da quattro anni, le Pro Loco non ricevono i fondi previsti dalla legge, nonostante siano stati regolarmente appostati in bilancio salvo essere poi disimpegnati. Quando si parla di miglioramento della governance e dell’efficientamento della macchina amministrativa, questi fatti diventano un paradosso troppo evidente per essere ignorato.
Sul fronte ambientale, il dato delle 22.000 frane censite impone un piano chiaro, con cronoprogramma e priorità, che il presidente Roberti dovrebbe illustrare in qualità di commissario.
Sul capitolo mobilità e trasporti, come giustificare i 190 milioni investiti sulla linea ferroviaria Campobasso-Roma per soli 15 minuti di tempo risparmiato sulla tratta? Come ignorare il fatto che il capoluogo di regione sia ancora oggi isolato e, nella migliore delle ipotesi, lo resterà ancora fino al 2028? Nel frattempo, per il trasporto su gomma la Regione insiste sulla procedura del doppio lotto, mentre sindacati e stakeholder chiedono il lotto unico, più economico e sostenibile.
Per tutti questi motivi, non c’era altra possibilità che dire no all’approvazione del Defr. Non per colpire il lavoro fatto dai funzionari, ma perché il documento è ricco di buoni propositi ma povero di scelte concrete, privo di riforme realmente visibili sul territorio.
Il futuro passa dall’ascolto su sanità, turismo, trasporti, facendo dell’efficienza, della trasparenza e della sostenibilità valori imprescindibili dell’agenda di governo. Altrimenti anche i politici più navigati perdono la bussola e il Molise anziché andare avanti, resta fermo o rischia di tornare indietro.
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