Nelle belle idee per il nuovo anno, vorremmo che il Molise invertisse la tendenza al disastro programmato e fosse il volano del cambiamento reale, della lotta alla corruzione, della moralizzazione degli imprenditori verso il piacere di offrire lavoro e credere davvero nel futuro di questa terra.
di Pietro Tonti
Ed eccoci al nuovo anno, foriero di aspettative per pochi, catalizzatore di vecchie problematiche riportate nel conto di anni nel bilancio dei nuovi 12 mesi, da vivere nel Molise di sempre e non di tutti, visto che in tanti hanno deciso di non restare e si apprestano, come tanti altri nel corso degli ultimi anni, a gettare la spugna per raggiungere regioni e stati più promettenti per il sostentamento personale e familiare.

Le somme tirate e risicate del bilancio di un anno appena trascorso, vede speranze della politica regionale esaltate in un futuro in cui il 2017 dovrebbe essere quello della ripresa, ma l’auto su cui siamo appena saliti e che dovrebbe stupirci con il rombo di uno scatto non è una Ferrari, bensì un vecchio ape car (tre ruote) che nelle migliori delle ipotesi potrà arrivare ai 40 chilometri l’ora, senza nemmeno ipotizzare un improponibile “zero a cento”.
Si tratterà quindi, di una ripresa solo sulla carta e non nella sostenibilità delle famiglie senza reddito. Sarà un anno dove gli speculatori di sempre picchieranno alle porte del potere e della finanza per carpire il possibile dei finanziamenti dell’area di Crisi e delle misure europee destinate a questa landa desolata, con la promessa di occupazione.
Vedremo solo fra due anni, alla fine del 2018 i risultati, se si perpetrerà la solita messa in scena di denaro pubblico posto nelle mani di aziende votate a movimenti economici con il solo scopo del fallimento o dei concordati pilotati. Si spera che fiumi di denaro, non giungano, come è stato nel passato e nel presente di molte realtà industriali, nelle tasche di pochi, mentre ai tanti resta la cassa in deroga, la mobilità e infine la disoccupazione.
Nelle belle idee, vorremmo che il Molise invertisse la tendenza al disastro programmato e fosse il volano del cambiamento reale, della lotta alla corruzione, della moralizzazione degli imprenditori verso il piacere di offrire lavoro e credere davvero nel futuro di questa terra.
Esempi sani ci sono anche nel Molise, basta guardarsi attorno senza nemmeno citarle le realtà industriali, commerciali e artigianali, che nonostante tutto, crisi dei consumi, tassazione assurda e inconcepibile vanno avanti, pagando i dipendenti puntualmente e progredendo nel loro lavoro.
Si, sono poche, ma buone da cui attingere l’esempio che è possibile, nonostante tutto restare, sopravvivere, a prescindere dagli amministratori, buoni o cattivi che siano; a prescindere dalle avversità del mercato e del momento storico nefasto; degli avventurieri di sempre, la volontà di incidere sul tessuto economico di questa regione, esserne parte attiva per il progresso è una piccola candela della speranza che non deve spegnersi.
Abbiamo assistito in questo ultimo anno ad una piccola inversione di tendenza che dovrebbe far riflettere. Molti giovani e 50enni senza lavoro i primi e reduci da licenziamenti grazie ai fallimenti delle aziende, si sono reinventati apicoltori, coltivatori diretti, in altri casi allevatori. E’ un ritorno alle origini, necessario e auspicabile per la salvezza della nostra piccola comunità regionale.
Vedere grande partecipazione ai numerosi corsi di apicoltura, come l’avvicinamento al mondo agricolo, promette bene per il futuro, per una terra in cui la vocazione industriale concepita nei decenni passati è stato solo il sogno di folli interpreti di una realtà distorta.
Sarebbe bastato il parametro “logistica” per far desistere ogni iniziativa di sviluppo nelle tante aree artigianali e industriali, ma allettati dai fondi persi, dai finanziamenti da restituire a babbo morto, un’intera popolazione è stata trascinata nel baratro dell’industrializzazione.
Mentre si viveva in pieno l’era post industriale in Europa, nel Molise si è continuato a finanziare industrie fallimentari.
Una dietrologia necessaria per ricordare agli amministratori di oggi, che le misure adottate e in procinto di esserlo, potrebbero essere compromesse già in partenza da un territorio in cui prevale la precarietà nella percorribilità di strade e ferrovia da terzo mondo, che ci trascina in un isolamento determinante per qualsiasi idea di sviluppo industriale, nonostante le buone intenzione e le manifestazioni ampie di interesse industriale nelle richieste dell’Area di Crisi.
Vorremmo che il nuovo anno oramai avviato, sia proiettato verso la consapevolezza delle nostre potenzialità, sfruttate nella direzione dell’ecosostenibilità e nell’esaltazione delle nostre peculiarità.
Tanti più contadini, apicoltori, allevatori e meno inutili quanto insostenibili industrie.
Vorremmo che la tendenza all’emigrazione finisse e i nostri comuni, aggregati per ridurre i costi di gestione, possano tornare a nuova vita, eliminando lo spettro dello spopolamento e della desertificazione.
Vorremmo un Molise in cui credere fiduciosi, ma prima di tutto bisognerà credere in noi stessi per affrontare le nuove sfide di un anno che potrebbe essere davvero quello buono.





























