di Pietro Tonti

La mamma degli scemi è sempre incinta. Con questa frase si possono racchiudere taluni atteggiamenti di incuria e menefreghismo, verso il prossimo e l’ambiente di alcuni cittadini.

Come si spiega il lancio dal finestrino dell’auto che ti precede di una bottiglia di plastica, poi da parte di una mamma che accompagna i figli a scuola?

Che può insegnare ai propri pargoli una donna che compie un gesto di questo tipo?

Anche la tolleranza di un atto di stizza nei confronti del mondo e il pensiero: “ma che mi frega dell’ambiente, tanto prima o poi devo morire”. E i suoi figli, cara signora, per quale motivo li ha messi al mondo?

Sarà stato anche questo un errore? Poteva evitare di condannarli al suo insegnamento, al disprezzo della natura e dell’ambiente.

Mi sono sforzato di comprendere, di giustificarla, ma non ci sono riuscito. Nemmeno la strombazzata del clacson di 30 secondi, l’ha sfiorata minimamente, anzi con quel gestaccio col manico alzato e il vaffa…alla presenza dei suoi figli, è stata la ciliegina sulla torta di un’educazione adeguata al suo essere.

Anche il suv da 50 mila euro che guidava, è il simbolo di una personalità –  mi permetta – traviata e deviata.

Il “cogito ergo sum” di Cartesio lo ha trasformato in: “Io possiedo, quindi posso?”

La maleducazione, la fierezza nel rappresentarla nel peggiore dei modi, con l’aggravante di averla trasferita ai suoi figli, la colloca direttamente nell’olimpo dell’idiozia.

Poi, non  dobbiamo lamentarci del bullismo, dello Stalking, degli atteggiamenti deviati degli studenti e dei giovani adulti.  Se alla base genitori del suo calibro, di buon mattino educano a queste buone maniere i propri figli,  non è colpevolizzando gli altri, cara signora dalla mente bacata, che può stare tranquilla.

Non possiamo scaricare sulla società le nostre colpe. Si inizia dalla famiglia, sempre dalla famiglia. E’ una questione culturale?

Sicuramente, ma oltre a questa cultura che nei pensieri eterogenei è senza guida idealistica da anni, non possiamo farci deviare e abbagliare dall’equazione “cultura uguale buoni principi”.

La maleducazione, l’intolleranza, come il disprezzo per la natura, degli esseri viventi e dei propri simili, non ha ceto sociale, è personale, difficile da arginare e limitare.

Come il contrario, il rispetto della terra, è qualcosa che ognuno si porta dentro, nel profondo, una questione di sensibilità, di amor proprio, di completezza simbiotica con il mondo che ci circonda e che si vuole lasciare incontaminato alle future generazioni.

Grazie signora per avermi fatto comprendere la sua diversità, da combattere con ogni forza disponibile.

 

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