di Christian Ciarlante

Poniamo che siate in casa all’ora di pranzo ed improvvisamente la voce del conduttore del Tg locale dice: “Elezioni regionali, la sfida sarà di nuovo tra Paolo di Laura Frattura e Michele Iorio“.

Sconfortati e anche un po’ preoccupati per quello che si potrebbe prefigurare all’orizzonte, vi chiedete tra il serio e il faceto: “Possibile che non c’è un nuovo candidato credibile per governare questa regione? Perché dobbiamo affidare il nostro destino nelle mani di chi ci ha portato al disastro?”

Il Molise è retrocesso, per cambiare passo e risalire la china occorre un nuovo allenatore in grado di mettere in campo una squadra all’altezza del duro compito che l’aspetta. La situazione economica regionale sta travalicando il campo della crisi per entrare in quello del default. Se siamo in queste condizioni, le colpe non possono che ricadere sul duo Frattura-Iorio; il primo sta per concludere il suo mandato con risultati a dir poco drammatici ed il secondo ha già governato questa regione, per oltre 15 anni, traghettandola verso il baratro.

Per oltre un ventennio abbiamo seguito le orme del celebre ragioniere “Ugo Fantozzi”, vittima di se stesso e dei mega direttori, alle prese con siparietti tragicomici e perseguitato dalla fastidiosa nuvola che incombeva sul suo capo. I molisani ne hanno viste di tutti i colori, sono alle prese con qualcosa che si sta rompendo dentro casa, o meglio si è già rotto, ma non c’è modo di correre ai ripari.

Le promesse non mantenute sono un’infinità, i futuri duellanti sono artefici di un disastro che è sotto gli occhi di tutti, ma loro sono gli unici a pensarla diversamente. Oggi siamo in attesa di chiudere più in fretta possibile il tragico capitolo dell’era Frattura che ha completamente tradito tutte le aspettative che si erano create intorno alla fine dello “Iorismo”.

Dopo più di quattro anni, il Molise deve ancora attendere il miracolo che porti alla ripresa economica: si continua a vivere di annunci, si smantella la sanità molisana un pezzo alla volta, le vertenze aperte rimangono aperte, il lavoro rimane un miraggio e questa terra continua a morire giorno per giorno in attesa di un cambiamento che non c’è. Basta con la nostalgia del passato: “ci vuole curiosità verso il futuro!”

La politica deve essere strumento di cambiamento; occorre cercare una personalità forte e credibile, uno di quelli che potrebbe fare il governatore da dopodomani che costituirebbe già un primo passo significativo verso la discontinuità. Tra gli altri papabili alla carica di governatore del Molise si fanno i nomi di Massimo Romano, Antonio Di Pietro, Roberto Ruta, Michele Marone e Antonio Federico. In vista del voto, molto probabilmente a marzo, per le regionali del 2018 già si scaldano i motori, ma ovviamente nei vari partiti sono in corso grandi manovre per proporre un candidato vincente.

Per ora i nomi che circolano sono questi, sicuramente è ancora presto per avere certezze, in politica le sorprese sono sempre dietro l’angolo. I giochi veri inizieranno nel momento in cui si saprà con quale legge elettorale regionale saremo chiamati a votare. Centro-sinistra e centro-destra riusciranno a ritrovare l’unità perduta? I 5 Stelle saranno all’altezza della sfida e del compito che li attende? Non resta che aspettare!

Anche la società civile deve partecipare a questi processi di cambiamento e non rimanere in panchina: la disaffezione dalla politica non giova a nessuno. Chi non va a votare fa solo un danno a se stesso e non alla politica. Non spetta a noi indicare una nuova leadership regionale, sono i molisani che devono decidere se continuare la filmografia “fantozziana” o voltare pagina.

Le primarie possono essere uno strumento utile, a patto che siano portatrici di un rinnovamento vero e che siano regolate per legge. Centro-destra e centro-sinistra operino in tal senso: se le candidature vengono calate dall’alto, la politica muore. Il rinnovamento può essere realizzato solo attraverso un patto generazionale.

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