Assistiamo costantemente, e negli ultimi mesi va consolidandosi la prassi di non credere alle promesse e all’operato di chi è chiamato dal popolo per competenze specifiche o eletto direttamente ad amministrare.
Assistiamo a giovani studenti in sciopero che non credono ai presidi, alle autorità per la sicurezza delle scuole, anche se magari i genitori fanno parte del sistema amministrativo locale: quindi i figli non credono nei genitori. I cittadini non credono alle promesse di miglioramento degli amministratori pubblici. Si costituiscono spontaneamente gruppi, con il dubbio che i loro fratelli eletti da loro stessi, non abbiano capacità di discernimento o perseguano fini personali o illeciti. I cittadini quindi semplicemente non credono più a loro stessi, minati dai sempre più frequenti casi locali e nazionali di mancanza di rispetto delle regole generali. Chi commette illeciti nella “Res Pubblica”, nella società di inizio millennio è impunito, passa per un purgatorio giudiziario che nonostante la messa alla berlina mediatica, ha la matematica certezza che subentrerà la prescrizione e tutto finirà nel dimenticatoio dell’impunità.
Nel contesto del vivere civile, una giustizia che non funziona, genera l’incredulità nel sistema generale ai diversi livelli sociali e generazionali.
E’ L’impunità quindi che genera l’incredulità.
Quello che avviene per ritorsione sociale è l’unire in un unico calderone ogni espressione dell’umano agire, per cui risulta tutto poco credibile e in ogni azione subita si sollevano dubbi. Non è più credibile il medico che effettua una diagnosi; un professore che crede nell’insegnamento; un amministratore che vuole il bene della collettività. In genere appare tutto mistificato, fiction da subire. L’impossibilità di accettare passivamente questi segnali inequivocabili di disordine generale e di impunità generano la ribellione.
L’Amministrare, l’avere un ruolo sociale, in questo momento storico diventa estremamente complesso. Quale deve essere la giusta dimensione in cui bisogna muoversi per difendere il proprio operato in un sistema giudiziario completamente alla deriva? La parola chiave è “comunicazione”. Quella che spesso dimenticano, soprattutto gli eletti dal popolo. La solerzia delle promesse pre elettorali, prende il posto subito dopo aver raggiunto lo scranno del potere, della divinizzazione faraonica e in tanti dimenticano che sono stati eletti dal popolo, per cui è ad esso che devono giustificare il loro operato.
Con una comunicazione attenta e chiarificatrice delle idee e delle proposte, tutto rientrerebbe nella normalità, e si andrebbe a minimizzare e sminuire la mancanza di giustizia certificata dall’impunità per chi commette errori. Questo almeno vale per gli onesti amministratori che ancora, fortunatamente, rappresentano la maggioranza di chi governa ai diversi livelli. Per il resto come dar torto all’incredulità generale?
Pietro Tonti































