di Christian Ciarlante
Un esercito disperato ogni giorno controlla gli annunci, manda il proprio curriculum, spera, se non in un contratto, quantomeno in un colloquio; infine, resta deluso e senza lavoro. È l’esercito formato dai giovani disoccupati italiani. Il lavoro resta una delle grandi emergenze del nostro Paese. Il “Jobs Act” non ha fatto altro che aumentare la precarietà dando l’illusione di aver creato un milione di posti di lavoro, ma va detto che 1 contratto su 3 è a tempo determinato, per cui il futuro di tanti lavoratori resta incerto.
Ieri il presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura, e l’assessore Vittorino Facciolla con grande soddisfazione hanno annunciato: “Possono partire 909 tirocini destinati alle fasce più deboli delle nostre comunità. Portiamo a termine una procedura avviata alla fine dello scorso maggio, quando abbiamo pubblicato il bando da 3 milioni di euro, a valere sulle risorse Por Fser-Fse 2014-2020. Come governo regionale ci eravamo prefissi di creare una reale opportunità di valorizzazione sociale ed economica per i cittadini molisani meno fortunati, attraverso una loro mirata qualificazione per il mondo del lavoro, e assieme ai nostri sette Ambiti territoriali sociali abbiamo dato forma a un impegno rilevante che adesso verrà attivato“. Secondo Frattura e Facciolla “questa è la strada giusta per una reale inclusione sociale. È il modo giusto di lavorare soprattutto nell’interesse di persone e lavoratori che rientrano nella categoria definita dalla norma svantaggiata“.
I più ottimisti potrebbero dire che i tirocini sono una valida alternativa al nulla, visto che il lavoro in una realtà come la nostra è un miraggio. Difficile dargli torto, ma bisogna anche soffermarsi sugli aspetti negativi che come spesso accade non mancano mai. I tirocini formativi in Molise rischiano di essere l’ennesima occasione perduta. Risorse pubbliche a pioggia per soli fini propagandistici. Gli annunci fatti a pochi mesi dalle elezioni hanno sempre un sapore vagamente agrodolce e il più delle volte lasciano anche l’amaro in bocca a distanza di tempo. Siamo alle solite, si riesce a trasformare un’occasione di sviluppo nell’ennesimo ‘sostegno’ al sottosviluppo.
Spesso i tirocini nascondono rapporti di lavoro vero e proprio in cui non è presente nessuna azione formativa. Ci sono casi di ragazzi che svolgono normali mansioni di lavoro e in certi casi anche oltre le 40 ore settimanali. Si rischia lo sfruttamento degli stagisti, altro che tirocini formativi! A questo si aggiungono i ritardi nei pagamenti che sono una prassi consolidata. Inclusione sociale e lotta alla povertà, in una regione tristemente in cima alle classifiche nazionali a riguardo, rappresenta una priorità assoluta. Ma dare un contentino per sei mesi a 900 persone non puo’ essere la soluzione ad un problema serio che interessa una platea molto più ampia di famiglie ridotte in povertà.
Purtroppo, il governo regionale ha preferito proseguire nella fallimentare esperienza dei tirocini senza neppure adeguare i corsi alle reali necessità e richieste del mondo imprenditoriale. Dimenticando che così si sarebbe potuto produrre anche vero lavoro, unico modo per creare effettive condizioni di dignità per le persone e le famiglie. Nessuno chiede il lavoro a vita, oggi tutti sono consapevoli che il posto fisso non esiste più.
Ma il lavoro deve essere serio, riconosciuto e non umiliante! Alla scadenza dello stage c’è il rischio di non essere assunti, e solo pochissimi fortunati, probabilmente, avranno una vera opportunità di lavoro. La maggior parte dei tirocinanti potrebbe essere congedata con tanti sorrisi perché un contratto come dipendente a tutti gli effetti sarebbe troppo oneroso per le imprese.






























