Il centro-destra nella serata di ieri ha siglato l’accordo sul candidato presidente, dunque, sarà Donato Toma a guidare la coalizione verso le regionali del 22 aprile. Non mancano i malumori sul nome di Toma, ma per ora, salvo altri colpi di scena, è lui il candidato ufficiale. Se nel centro-destra si è trovata la quadra, nel centro-sinistra, si è ancora ben lontani dal ricomporre un puzzle a cui mancano ancora troppi pezzi.
Frattura cerca in tutti modi di riguadagnarsi la ricandidatura per continuare, a suo dire, il buon lavoro svolto in questi 5 anni di legislatura. In un primo momento aveva dato la disponibilità a fare un passo indietro per il bene del Pd e del centro-sinistra, ma dopo il gran rifiuto di Antonio Di Pietro, che con la sua candidatura avrebbe dovuto riunire tutta la coalizione, ecco che il governatore è tornato in campo. Frattura ha chiuso le porte all’Ulivo 2.0 di Ruta e punta ad essere lui il candidato alla carica di governatore.
Il presidente della Giunta regionale, però, non ha fatto i conti con le decisioni che si stanno prendendo a Roma nel Pd nazionale, dove dal 5 marzo, è in corso una vera e propria resa dei conti per ricostruire un partito a rischio estinzione. Da Roma la ricandidatura di Frattura sembrerebbe essere esclusa, infatti, sembra siano in corso trattative per eliminarlo politicamente e per trovare un candidato che faccia sintesi e possa riunire in questo modo tutte le anime del centro-sinistra.
Per i vertici nazionali del Pd, tra Frattura e Ruta, dovrebbe tornare il sereno per sperare di superare la tempesta in cui navigano a vista senza meta. La parola d’ordine è ‘ricompattarsi’, mettendo in campo un nome che possa mettere d’accordo tutto centro-sinistra che al momento è nel caos più totale. Un compito arduo visto che i rapporti tra Ruta e Frattura, al momento, non sono dei più idilliaci.






























