di Christian Ciarlante
Divieti, controlli, numeri, dati, tamponi, curve, disastri economici (Pil Molise a livelli di 32 anni fa), paura, propaganda e tavola dei colori sono diventati il nostro pane quotidiano. Come si puo’ pretendere che tutti mantengano una velata serenità in queste circostanze?
Siamo bombardati da un numero di informazioni oltre lo scibile umano e, nella maggior parte dei casi, dobbiamo fare i conti con fake news, notizie fumose, a volte manipolate ad arte, per convincere l’opinione pubblica che si sta facendo tutto il necessario per contrastare la pandemia. E’ dunque lecito chiedersi qual è la verità? Domanda retorica, evidentemente! Truman (un ex presidente degli Stati Uniti) diceva: “Se non riesci a convincerli, confondili”. Un vecchio trucco politico che non passa mai di moda.
Il Molise resta in zona gialla. Ad annunciare la lieta novella è stato il governatore Toma che, tronfio, si è compiaciuto della scelta operata dal ministro Speranza. Il temuto passaggio al colore arancione, in zona Cesarini, è stato scongiurato. Questo sta a significare che la nostra regione, nonostante abbia un indice Rt a 1.88, il quarto più alto d’Italia, non desta nessuna preoccupazione. Tutto bene, tutto sotto controllo?
Neanche per sogno! Aggiungiamo che la curva dei contagi in Molise continua la sua crescita in tutta tranquillità: i dati di ieri – 71 nuovi positivi e un decesso – non sono affatto incoraggianti. Sul capitolo scuole è stato detto già tutto, non serve infierire oltremodo. Anche perché gli stessi Sindaci hanno difficoltà a prendere decisioni sul come agire per non ledere il diritto allo studio degli studenti.
A pochi interessa di che colore la nostra regione deve morire, non è questo il punto. I molisani voglio verità e trasparenza e non sentirsi ripetere continuamente come un mantra che tutto va bene, la situazione non è sfuggita di mano e via discorrendo. Soprattutto, quando le parole dei dirigenti medici degli ospedali regionali, non sono affatto rassicuranti. Ed è proprio per questa ragione che sorgono i dubbi.
Per Toma “bisogna evitare di esacerbare il clima perché non aiuta a risolvere i problemi, anzi li complica”. E aggiunge: “Occorre continuare a lavorare come abbiamo fatto fin qui”. Stranamente, questa opinabile affermazione, suscita una certa ilarità e inquietudine nell’ascoltatore.
Bene, allora vuol dire che l’Asrem sta facendo egregiamente il suo lavoro; non ci sono intoppi, le odissee vissute da chi cercava di fare un tampone sono frutto di fantasia; non esistono famiglie rinchiuse in casa da venti giorni in attesa che qualcuno si degni di dargli assistenza; se si chiamo i numeri dedicati all’emergenza la risposta è assicurata e negli ospedali funziona tutto per il meglio. Alla luce di questi fatti, verrebbe da chiedersi: che tipo di emergenza stiamo vivendo se va tutto bene?
Non siamo negazionisti, sia chiaro, pensiamo che tutti dobbiamo dare responsabilmente seguito alle indicazioni sanitarie che vengono e verranno impartite. Il rispetto delle regole è fondamentale, così come lo scongiurare un lockdown che sarebbe devastante per la nostra regione. Il governatore Toma e il dg Asrem Florenzano hanno l’obbligo di fornire informazioni chiare e trasparenti sui dati reali del fenomeno Covid, dalla cui dimensione dipenderanno scelte cruciali nelle prossime settimane. E’ innegabile, una palese torbidità sui numeri che vengono forniti.
E’ troppo pretendere un dato semplice, chiaro, che non sia inspiegabilmente nebuloso? L’auspicio, è che il flusso dei dati aggregati inviati dalla Regione al Ministero della Salute siano reali e non edulcorati al fine di evitare spiacevoli conseguenze. Le informazioni di rilevanza pubblica devo essere cristalline e non prestarsi a calcoli di convenienza per mero interesse o semplicemente per tenere a bada il gregge.
Quello della salute è un diritto imprescindibile per ognuno di noi. Dobbiamo mostrarci uniti più che mai in questa lotta fondamentale per il nostro presente ed il nostro futuro.




























